La teoria dei diritti umani e l’universalismo nelle religioni di Abramo
La teoria dei diritti umani trova le proprie radici anche nelle religioni del ceppo di Abramo che hanno fra loro in comune un’etica della dignità umana a sostegno della teoria dei diritti umani. La dignità intrinseca in ogni uomo deriva dal fatto che egli è figlio di Dio.
Nonostante l’uomo abbia peccato e sia schiavo delle passioni Dio gli ha lasciata aperta una possibilità di salvezza.
Nella religione di Abramo emergono il rispetto per lo straniero, la solidarietà che si deve provare verso i poveri in quanto è Dio padrone di tutto, la liberazione degli oppressi, il diritto alla vita, all’onore e alla giusta retribuzione.
Affinità tra stoicismo e Cristianesimo
Al di là delle differenze di impianto, le affinità tra la corrente dello Stoicismo e il Cristianesimo sono significative, soprattutto per quanto riguarda il tema della schiavitù come problema di natura etica. Cristiani, ebrei e islamici intendevano la humana dignitas come comune al genere umano, in quanto l’uomo era una persona libera e pensante, simile a Dio. La dignità umana non è qualcosa che alcuni uomini possiedono e altri no. Non esistono distinzioni etniche e sociali, semmai la differenza sta nel rapporto che ognuno stabilisce in modo individuale con Dio.
Cristianesimo e Stoicismo pensavano che la libertà e la dignità fossero fatti interiori e per questo motivo non contestavano né le differenze sociali né quelle giuridiche e nemmeno la schiavitù. Il Cristianesimo eliminò i giochi gladiatori e migliorò la condizione degli schiavi, ma la schiavitù non poteva essere eliminata poiché trovava il suo
fondamento nella punizione derivata dal peccato originale ed era intesa soprattutto come uno strumento di disciplina.
Gli schiavi dovevano obbedire al padrone come avrebbero obbedito a Dio, perché alla fine entrambi avrebbero ricevuto una ricompensa in base al bene fatto. Allo stesso tempo il Cristianesimo con Paolo legittimò il potere politico come voluto dall’alto, poiché tutte le autorità vengono da Dio e chi si oppone a queste si oppone a Dio stesso.
La differenza tra due piani dell’esperienza, quello esterno e quello interiore e universale è ben colta da Agostino come un conflitto tra due città: quella degli uomini causata dal peccato originale e quella di Dio. Nonostante il peccato avesse allontanato l’uomo dalla innocenza e dall’armonia della natura, egli poteva conoscere la giustizia attraverso tre leggi: quella di Mosè, quella di Cristo e quella della natura.
Questo ideale universalistico venne meno quando Chiesa e Stato sotto la direzione di Costantino (272 d.C. – 337 d.C.) strinsero un accordo che portò il Cristianesimo a diventare la religione di Stato e chiunque non appartenesse alla Chiesa venne discriminato e sterminato. Principi come l’eguaglianza naturale e la libertà in questa fase storica rimasero sempre vivi, pur essendo violati in nome di valori quali il conformismo e l’obbedienza.
La Scolastica e il diritto naturale
La filosofia cristiana medievale chiamata Scolastica riprese la tesi del diritto naturale e il suo esponente più di spicco Tommaso d’Aquino (1225-1274) diffuse con forza il concetto che vede il diritto naturale come un’impronta delle leggi di Dio nella ragione e nei sentimenti umani. Questi principi di giustizia fanno parte dell’uomo e sono rintracciabili nella natura.
Non sono oggetti di fede ma sono conosciuti da tutti anche da chi non crede in Dio e sono rivelati dalla ragione.
Alla legge divina si affianca la lex humana che serve all’uomo per creare un ordinamento che sia in linea con le esigenze storiche del tempo. Chi è al potere è dotato di autorità umana e positiva, quindi deve agire nell’interesse dei sudditi che possono anche ribellarsi in casi estremi qualora quest’interesse non venga tutelato.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui