Definizione della tradizione romanistica

Quando si parla di diritto romano ci si riferisce al sistema normativo vigente dalle origini della città (VIII° secolo a.C.) fino alla caduta dell’Impero e alla codificazione di Giustiniano. Conclusosi questo periodo storico, il diritto romano riuscì a sopravvivere, caratterizzando e ispirando gli altri ordinamenti dell’Occidente cristiano.

 

Il sapere giuridico romano infatti si configurava come una sorta di diritto comune e la cultura giuridica della maggior parte dei paesi europei, come Germania, Francia e Italia, soprattutto per quanto riguarda il diritto privato, affonda le proprie origini proprio nella tradizione romanistica esportata anche in realtà molto lontane, come Asia e America Latina.

Nonostante la caduta dell’Impero d’Occidente del 476 e la scomparsa della società romana, il mito di Roma continuò a tramandarsi così come l’utilizzo del latino. Fin dall’Impero di Carlo Magno, germanico, sacro e romano allo stesso tempo, la missione universale degli imperatori è stata quella di unificare la cristianità. Il diritto romano, con la sua struttura complessa e perfetta, sembrava il sistema più adatto a congiungere sia la tradizione religiosa con l’idea imperiale sia i diversi territori in cui era frazionato l’impero.




 

Il Corpus Iuris Civilis di Giustiniano

La tradizione romanistica ha potuto sottrarsi all’oblio grazie all’opera di Giustiniano che nel 528 ordinò una raccolta, chiamata più tardi Corpus Iuris Civilis, composta da:

  • Un codice di leggi imperiali

  • Un manuale di diritto (Institutiones)

  • Un’antologia relativa ai principali giuristi del I-III° secolo (Digesto o Pandette)

  • Nelle Novelle invece vennero in seguito raccolti altri provvedimenti imperiali ad opera di privati

L’Impero romano e in generale il Digesto vennero percepiti come un dono della Provvidenza. Il diritto romano infatti rappresentava la più alta espressione di diritto universale che poteva favorire la diffusione della religione cristiana fra i popoli e la compilazione giustinianea una sorta di diritto razionale e universale.

Con la scoperta del Digesto, intorno al XI-XII secolo inoltre giudici e avvocati iniziarono ad ispirarsi ai principi del diritto romano per le loro sentenze e argomentazioni, mentre gli studiosi si avvicinarono al Corpus Iuris con venerazione e lo trattarono come fosse un dono divino, considerando invece il diritto consuetudinario volgare.

La forza della tradizione romanistica sta proprio nel fatto che le sue norme furono considerate diritto comune a tutti, una fonte integrabile nei diversi ordinamenti, utilizzabile come principio generale per regolare anche rapporti non previsti e rappresentante una ragione comune all’umanità.

 

La Littera Florentina alla base della diffusione della tradizione romanistica

La littera Florentina è il manoscritto alla base della riscoperta del diritto romano e della diffusione della tradizione romanistica. Già in epoca carolingia i giuristi del tempo utilizzavano testi di origine romana e formulari, ma con la scoperta di alcuni frammenti del Digesto e lo sviluppo dello Studium di Bologna venne alla luce un patrimonio culturale di inestimabile valore. Secondo la leggenda l’unica copia del Digesto, o se non la sola la più completa, venne trovata dall’imperatore Lotario II ad Amalfi e fu data in dono ai Pisani (intorno al XII secolo), da qui il nome di Littera Pisana.

Irnerio chiese all’imperatore di far conoscere il contenuto del Digesto e di impiegarlo nei tribunali. Il manoscritto cadde quindi nelle mani dei Fiorentini e divenne Littera Fiorentina, dalla quale si ottennero le copie studiate a Bologna.


In base ad un’altra leggenda invece lo Studium di Bologna avrebbe ricevuto i testi da una scuola romana e sempre Irnerio avrebbe curato la diffusione dei testi su richiesta di Matilde di Canossa (vicaria imperiale).

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli.

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