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Storia diritti civili: dal razzismo all’uguaglianza

Storia dei diritti umani, civili e politici. Il percorso storico dal razzismo all’antisemitismo fino al riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo.

Con il termine “razzismo” si intende ogni discriminazione razziale sia teorica che pratica, motivata in base a pregiudizi etnici, religiosi e culturali, incluso l’antisemitismo. La segregazione razziale, o apartheid, fu una delle espressioni più significative del razzismo e si protrasse fino al 1975 negli Stati Uniti e fino al 1994 in Sudafrica.

La Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (1965) definisce la pratica del razzismo come distinzione, esclusione o restrizione fondate sulla razza, il colore, la discendenza o l’origine nazionale e etnica, che abbia come fine quello di compromettere le condizioni di uguaglianza, i diritti umani e le libertà fondamentali in ogni ambito della vita.

La Dichiarazione dell’UNESCO sulla razza e sui pregiudizi razziali del 1978 invece tratta il razzismo da un punto di vista teorico, affermando che qualsiasi teoria che preveda la superiorità o l’inferiorità di un popolo su un altro non ha alcun fondamento scientifico ed è contraria ai principi etici e morali dell’umanità.

Il razzismo a livello sociale si manifestò in diversi modi, in breve alcuni di questi fenomeni:

Razzismo biologico o scientifico: inteso come superiorità naturale, intellettuale o morale, di alcuni popoli rispetto ad altri. Presume delle gerarchie tra gruppi umani in base all’esistenza di diversi tratti somatici. Presso i Romani questo fenomeno non era diffuso, in quanto lo schiavo liberato poteva diventare cittadino senza alcun problema riferito alla sua purezza razziale.

Razzismo religioso: alimentato da leggende, come ad esempio quelle nei confronti degli Ebrei o dei neri

Darwinismo sociale: diffuso dal filosofo inglese Herbert Spencer che riprese il concetto di selezione naturale darwiniana, affermando che i popoli colonizzati meritavano la loro condizione in quanto il loro patrimonio ereditario li guidava verso l’insuccesso.

Pratiche eugenetiche: diffuse nel XX secolo, miravano a modificare il patrimonio genetico della popolazione, selezionando solo i caratteri migliori ed eliminando le vere o presunte problematiche ereditarie (vedi la sterilizzazione in vari paesi come USA, Svezia, Norvegia e Canada)

Differenzialismo: con il quale la discriminazione viene giustificata sulla base dell’impossibilità di comunicare fra popoli, con conseguenti politiche identitarie.

Il razzismo moderno coincise con la conquista delle Americhe e la tratta degli Africani. Quei popoli così diversi secondo i colonizzatori dovevano infatti essere evangelizzati e acculturati, perciò ogni forma di sfruttamento aveva un fine umanitario.

La servitù e la schiavitù trovavano un fondamento naturale, come per Aristotele e Grozio, e il percorso che portò alla consapevolezza di quanto disumana e assurda fosse questa condizione fu lungo. Lo stesso Locke era favorevole allo schiavismo nonostante fra i diritti umani da lui elencati vi fosse la libertà, mentre per gli esponenti dell’illuminismo le posizioni erano per lo più incoerenti.

Popolazioni e razzismo

Le popolazioni tipicamente vittime della discriminazione nella storia furono quelle africane e gli Ebrei. I motivi di persecuzione per questi ultimi erano prettamente religiosi, dall’accusa di deicidio e rifiuto alla conversione (vedi Giovanni Crisostomo e Sant’Agostino) fino alla leggenda che complottassero alle spalle dei Cristiani per la conquista del mondo. Gli Ebrei inoltre erano particolarmente istruiti e potevano esercitare il prestito ad interesse che era vietato ai Cristiani in epoca medievale.

Il popolo ebraico venne emancipato in America durante la rivoluzione e anche in Francia con un decreto del 1791. Nell’Ottocento però si affiancò alla discriminazione religiosa a carico degli Ebrei un fenomeno laico di antisemitismo anche supportato da opere come il Saggio sull’ineguaglianza delle razze di Joseph de Gobineau e quello sul concetto di razza ariana di Chamberlain. Questi testi contribuirono al fondamento del regime nazista e alla missione di purificazione del popolo tedesco condotta da Hitler.

Il movimento da lui fondato, il nazismo, calpestava palesemente tutti i concetti su cui si era costruita l’Europa moderna e chiedeva al popolo tedesco di rinnegare valori quali l’eguaglianza, la solidarietà, la libertà e la ragione critica. Secondo Hitler queste erano tutte invenzioni degli Ebrei, inclusi il cosmopolitismo e i diritti umani. L’obiettivo era ritornare alla Germania prima delle influenze romane e cristiane.

Grazie all’accentramento del potere, al totalitarismo e alla potente propaganda in Germania si diffusero atteggiamenti di idolatria verso lo Stato e verso il dittatore.

Le misure antisemite iniziarono nel 1933, due anni dopo vennero emanate le leggi speciali con le quali gli Ebrei, gli Zingari e gli omosessuali venivano espulsi dalla Germania. Fra il 1938 e il 1939 venne implementato il programma eutanasia per eliminare persone con handicap fisici e mentali, mentre dal 1941 si iniziò la deportazione degli Ebrei nei campi di concentramento.

Negli stessi anni anche l’Italia decise di imitare la Germania con una propaganda in difesa della razza. Razzismo e discriminazione si erano riaccesi dopo la conquista dell’Etiopia ed erano supportati da secoli di tradizione antisemita tipica del cattolicesimo.

Pur non denunciando né l’Olocausto né la propaganda italiana, la Chiesa cattolica durante la II Guerra Mondiale riabilitò in parte la propria posizione, scegliendo di adoperarsi in favore delle vittime del nazismo. Ma la tradizione antisemita cattolica fu chiusa definitivamente solo dai pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

 

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui