Dopo la Dichiarazione Universale: sistemi regionali, Europa e diritti di terza generazione
I sistemi regionali di protezione dei diritti umani
La natura universale dei diritti umani è uno dei capisaldi della D.U.D.U. (Dichiarazione Universale dei diritti umani) ed è stata ricordata anche nel 1993 alla Conferenza di Vienna dell’ONU.
Non si tratta infatti di diritti solo occidentali e secondo l’ONU non esistono specifici valori solo relativi ad alcune aree (es. valori asiatici della Dichiarazione di Bangkok) incompatibili con la Dichiarazione.
Nonostante ciò, al sistema dell’ONU corrispondono dei sistemi regionali che si occupano di proteggere i diritti umani in grandi aree geopolitiche: le Europe, le Americhe, l’Africa, i paesi arabi e i paesi islamici.
L’Europa e i diritti umani
In Europa vi sono diversi sistemi e organizzazioni che tutelano i diritti umani:
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Unione Europea inizialmente non aveva fra i suoi obiettivi la tutela dei diritti umani, ma dal 1969 la Corte di Giustizia di Lussemburgo si interessò sempre più di tali questioni con apposite sentenze. Dal 1992 con il Trattato di Maastricht la tutela dei diritti fondamentali divenne un obbligo dell’Unione Europea. Con il Trattato di Amsterdam del 1997 si riconobbero a fondamento dell’UE valori quali la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti umani, mentre con il Trattato Costituzionale di Lisbona del 2007 vennero ripresi molti punti della Carta dei diritti di Nizza 2000 (doveva rappresentare la Costituzione Europea ma non fu mai approvata) in cui si codificano alcuni diritti fondamentali e si citano anche nuovi diritti come ad esempio il divieto alle pratiche eugenetiche e della clonazione umana, la protezione dei dati, i diritti dei consumatori ecc…
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Consiglio d’Europa: fondato nel 1949 da 10 Stati oggi ne conta 49, inclusi i paesi dell’UE e altri paesi come Russia e Turchia. La nascita del CdE era necessaria per facilitare l’integrazione dell’Europa occidentale e chiudere una volta per tutte i conflitti che avevano coinvolto nei secoli Francia e Germania. Inoltre era fondamentale limitare l’espansione sovietica. Questa organizzazione faceva parte di un piano più ampio che includeva il programma di aiuti americani per la ricostruzione e la nascita dell’alleanza militare NATO. La sede del CdE si trova a Strasburgo e il fine oggi è stato ampiamente ridimensionato, pur rimanendo attuale la tutela dei diritti umani, lo sviluppare di una cultura europea e la promozione della sicurezza e dell’unità degli Stati.
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OSCE Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa
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CEDU Convenzione Europea dei diritti dell’uomo: strumento regionale per la tutela dei diritti umani. Già prima del 1976 e del Patto ONU assicurava protezione dei principi della Dichiarazione a livello regionale. Con la CEDU si è creato un sistema di tutela internazionale dei diritti civili e politici capace di incidere sugli Stati membri a cui potevano accedere anche singoli cittadini, gruppi e organizzazioni facendo ricorso alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo che in origine richiedeva una verifica ad un’apposita Commissione. Dal 1998 la Corte e la Commissione sono sostituite dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Lo Stato che risulti aver violato i diritti protetti dalla CEDU è tenuto a risarcire il danno o agire rimuovendo gli effetti della violazione. Gli Stati aderenti hanno adeguato la loro giurisprudenza in materia di diritti fondamentali a quanto previsto dalla CEDU. L’Italia ad esempio con il nuovo art. 117 della Costituzione ha previsto che le leggi regionali e quelle nazionali debbano essere in linea con quelle comunitarie e con i vincoli internazionali, incluse le norme della CEDU.
Altri sistemi regionali per la tutela dei diritti
Anche nel sistema inter-americano esistono degli organismi regionali di tutela dei diritti umani, legati all’Organizzazione degli Stati Americani (OSA). Si ricorda che nel 1948 prima della Dichiarazione Universale, in territorio americano venne approvata la Dichiarazione americana dei diritti e dei doveri dell’uomo, mentre nel 1978 la Convenzione americana sui diritti umani, di cui però non fanno parte USA e Canada.
La protezione dei diritti umani è seguita da due organi, la Commissione inter-americana e la Corte inter-americana dei diritti umani.
Anche nel sistema africano è presente un’organizzazione con queste finalità, si tratta dell’OUA con una Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli che si rifà alla Dichiarazione Universale. La protezione dei diritti è a carico della Commissione africana dei diritti dell’uomo e dal 2004 dalla Corte africana dei diritti umani.
I paesi islamici con l’Organizzazione della Comunità Islamica (OCI) hanno adottato a partire dal 1990 una Dichiarazione dei diritti dell’uomo nell’Islam di natura non laica, vista la stretta correlazione tra legge religiosa e civile. In questo caso nonostante la dichiarazione si basi su valori quali la dignità umana, la giustizia e la libertà, si notano delle differenze con la Dichiarazione Universale per quanto riguarda aspetti quali l’eguaglianza fra uomo e donna (che gode di propri diritti e propri doveri), la libertà religiosa..
La Carta Araba dei diritti umani istituita dalla Lega Araba è invece più in linea con i principi della Dichiarazione Universale e nel 2004 ha subito una riformulazione riconoscendo l’integrale eguaglianza fra uomo e donna.
La terza generazione di diritti e i nuovi diritti
I diritti di terza generazione sono anche definiti diritti di solidarietà e riguardano 4 ambiti principali:
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pace
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ambiente
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utilizzo del patrimonio comune dell’umanità
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sviluppo sostenibile
Questi diritti sono stati riconosciuti successivamente a quelli civili e politi di prima generazione (diritti di libertà) e a quelli economici, sociali e culturali di seconda generazione, legati a prestazioni pubbliche per garantire l’eguaglianza in termini di possibilità.
Nonostante siamo largamente riconosciuti da Patti internazionali e dalla stessa Dichiarazione Universale, il dibattito è controverso su come questi diritti dovrebbero far parte dei diritti umani. Inoltre non è chiaro se essi siano dei diritti soggettivi, e in questo caso chi sia il titolare di questi diritti se una persona, oppure se se ne parli a livello di principi generali (es. nella Carta Africana il diritto dei popoli all’ambiente, nella Carta Araba il diritto a vivere in un ambiente salubre…)
Uno dei temi principali nei diritti di terza generazione è il diritto all’ambiente inteso come qualità di vita e sviluppo sostenibile, in altre parole un tipo di crescita e progresso che soddisfa la generazione attuale senza compromettere quella futura.
I diritti di quarta generazione o nuovi diritti invece si occupano di tematiche legate allo sviluppo tecnologico, alla diffusione di biotecnologie, alla ricerca genetica, all’informazione e alla comunicazione.
In questo ambito la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea individua ad esempio il diritto all’integrità fisica e psichica, il diritto al consenso libero e informato, il divieto alle pratiche eugenetiche e alla clonazione.
Questi diritti riguardano anche l’accesso alle tecnologie e la difesa dei propri dati sensibili.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui

