La canzone di Sinigallia squalificata da Sanremo 2014
SANREMO – La canzone portata al Festival di Sanremo 2014 da Riccardo Sinigallia non sarebbe inedita in quanto già cantata in luogo pubblico.
Secondo le ultime notizie sembra che il cantante e la casa discografica abbiano ricevuto lettera di squalifica dalla quale si evincerebbe l’eliminazione dalla gara senza la possibilità di veder ripescato l’altro brano. Se ne è discusso questa mattina in conferenza stampa, dove Mario Luzzato Fegis ha sostenuto che comunque avrebbe dovuto essere dimostrato l’eventuale presenza di dolo dell’autore prima di procedere ad un’esclusione del brano.
Durante la conferenza è stato anche letto il regolamento che definisce canzone nuova il brano mai diffuso in pubblico fino al momento della prima esecuzione, ovvero una nuova canzone che nell’insieme della composizione, nel testo e nella parte musicale non sia mai stata fruita da pubblico presente o lontano. Se per pubblico invece si intendono autori, addetti ai lavori o sfera privata dell’artista la mancanza del requisito di novità non sussisterebbe.
L’art. 6 del regolamento del Festival parla chiaro affermando che per le canzoni nuove facenti parte della sezione campioni l’eventuale mancanza del requisito di novità va rilevata, oltre che dall’Organizzazione in qualsiasi momento, su denuncia degli Artisti e/o Case/Etichette discografiche in competizione. 
La denuncia va però formulata entro 24 ore dall’esecuzione della prima prova ufficiale e questo potrebbe dare adito a nuove contestazioni.
Dopo un primo momento in cui sembrava che le prove documentali sul sito de “La Provincia di Cremona” fossero state rimosse la pagina è riapparsa. Vedi link con il video.
Mangiarotti, visto il video, ha confermato durante la conferenza che la canzone di Sinigallia era già stata eseguita in pubblico in un Festival a Cremona nel giugno scorso.
A questo punto artista e casa discografica hanno 24 ore di tempo per presentare le loro argomentazioni, e contestare il procedimento di eliminazione dalla gara, anche appellandosi al cavillo della tardata contestazione fuori termini massimi.
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