Il decemvirato legislativo e la legge delle XII Tavole

La legge delle XII Tavole nasce in uno scenario di lotta sociale fra patrizi e plebei e rappresenta uno dei pilastri fondamentali del sistema giuridico romano. Si tratta della prima codificazione ufficiale e non ve ne furono altre fino al Codice Teodosiano (438 d.C.).

La cultura giuridica dei romani rifiutava infatti l’idea di scrivere le leggi ed era conseguentemente contraria ad ogni tipo di codificazione.




 

Il percorso per arrivare alle XII Tavole

La richiesta di leggi scritte da parte dei plebei fondava su motivazioni che non potevano più essere ignorate dalla classe patrizia (vedi “lotte per l’equiparazione fra patriziato e plebe”). Nel 462 a.C. il tribuno della plebe Terentilio Arsa chiese di mettere per iscritto le leggi. Questa richiesta fu più volte respinta dai patres, ma i plebei continuarono la loro opera di rafforzamento fino a quando, con la lex de Aventino publicando ottennero il suolo del colle e nel 454 a.C. la richiesta del tribuno fu accolta in parte. I patrizi infatti accettarono di codificare le leggi esistenti, tramite una magistratura patrizia, ma non di riformarle in base alle richieste plebee.

Nel 451 a.C. venne istituita una magistratura straordinaria, un collegio di decemviri legibus scribundis con l’incarico di scrivere le leggi. A capo del decemvirato legislativo vi era Appio Claudio, un patrizio vicino alle esigenze plebee. Terminato il periodo previsto il decemvirato chiese una proroga del mandato e vennero inclusi anche dei plebei. Secondo la leggenda però l’atteggiamento dei decemviri era fortemente anti-plebeo e tiranno, al punto che le due tavole mancanti avrebbero riaffermato il divieto di conubium e per questo motivo suscitarono la rivolta dell’esercito e la secessione della plebe.

Subentrò quindi nuovamente, come nella fase di passaggio da Tarquinio il Superbo alla Repubblica, una coppia di consoli composti da un Valerio e un Orazio che pubblicarono le ultime due tavole.

 

La legge delle XII Tavole

La legge delle XII Tavole venne affissa nel Foro e, nonostante l’incendio che distrusse Roma nel 386 a.C., fu comunque possibile risalire ad alcuni frammenti della codificazione.

Le XII Tavole infatti erano scritte con un linguaggio arcaico, in forma di massime sintetiche e ritmate proprio per essere facilmente memorizzate dagli studenti.

Questo ha permesso una ricostruzione anche basata su altre opere giuridiche, ovviamente depurando il testo da episodi leggendari e opinioni tendenziose.

In generale le tavole recavano disposizione di diritto civile, pubblico e sacro, con riferimento ai costumi e alle strutture sociali più primitive. Alcune massime riguardavano il processo privato, altre la famiglia e la successione, una parte era dedicata alla repressione degli illeciti privati e le ultime tavole erano dedicate al diritto costituzionale e sacrale e a disposizioni varie.

Le tavole fissavano soltanto i mores principali, riprendevano alcune norme anti-plebei e in base alle diverse ricostruzioni sembravano non soltanto recepire la tradizione ma anche riformarla in modo consapevole.

 

La Lex Canuleia e il connubio

Per favorire la pace sociale i patrizi dovettero compiere delle concessioni in favore della plebe, prima fra tutti la codificazione della legge, con una conseguente mutazione della forma civitatis cioè della costituzione quasi come durante il passaggio da monarchia a repubblica.

Anche il divieto di connubio fu abolito con la Lex Canuleia del 445 a.C.

Questa legge pur non stabilendo il pareggiamento politico delle classi in un certo senso riconosceva che i figli di coppie patrizio-plebee erano legittimi e quindi potevano prendere gli auspici pubblici ed esercitare così la magistratura.

In questo modo i plebei poterono iniziare ad essere ammessi alle magistrature, prima alla questura dal 421, poi al tribunato militare e quindi al Senato, aspirando dal 300 a.C. a ricoprire il sacerdozio.

    Inoltre, grazie alla presa di Veio nel 396 a.C., l’ager publicus divenne sufficiente per poter includere anche la plebe.

    L’equiparazione delle classi e la riforma delle istituzioni portò ad una condizione di tregua fra patrizi e plebei.

    Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli, il libro è disponibile anche usato qui.