La tarda Repubblica: il regime di Cesare e la crisi dell’egemonia aristocratica
Caio Giulio Cesare era nipote di Mario e genero di Cinna e faceva parte di una stirpe patrizia che vantava di discendere da Iulo figlio di Enea.
Cesare collezionò diverse magistrature: fu pontefice, edile, pontifex massimo, pretore e propretore in Spagna. Il suoi legami antisenatori erano evidenti, così come i rapporti con i populares e gli equites che lo portarono ad avere l’appoggio del proletariato militare creato da Mario con le sue riforme.
In quel periodo, come già era avvenuto negli anni precedenti, il programma di riforme proposte dai popolari prevedeva l’espropriazione delle terre e l’annullamento dei debiti a cui ovviamente gli ottimati del Senato si opponevano con tutte le loro forze. Benché gli ottimati riuscirono a sedare un tentativo di rivolta di plebei e schiavi organizzato dall’esponente dei nemici del Senato Lucio Sergio Catilina, essi non poterono fermare l’ascesa di Cesare ritornato ricco e popolare dalla Gallia.
Cesare fu quindi eletto console nel 59 a.C. e i primi provvedimenti furono a favore di plebe e cavalieri: una riforma agraria estesa non solo ai veterani, il prosieguo delle misure prese da Pompeo in Oriente e l’appalto ai publicani delle imposte della provincia d’Asia.
Il triumvirato con Pompeo e Crasso
Dopo l’incontro e l’accordo con Pompeo e Crasso nel 56 a.C. i due diventarono consoli, mentre a Cesare venne affidato l’imperium per le Gallie. Pompeo ottenne il governo della Spagna e Crasso partì per la Siria dove però perse la vita. Lo scontro fra Pompeo, esponente degli ottimati, e Cesare dalla parte degli equites fu a questo punto scontato. Pompeo rafforzò ulteriormente i legami con il Senato che gli affidò la carica di consul sine conlega. Inoltre la nobilitas fece passare una legge palesemente contro Cesare che vietava di presentarsi per una magistratura se non si era a Roma e gli ordinò di deporre il comando.
Anche in questo caso il Senato agì con un senatusconsultum ultimum sospendendo le garanzie costituzionali e a quel punto Cesare nel 49 a.C. attraversò il Rubicone con le legioni per vendicare l’offesa. Lo scontro portò alla fine di Pompeo.
Caratteristiche del regime di Cesare
Cesare si distinse per un regime di terrore e di tolleranza verso coloro i quali, pur essendo della fazione opposta, collaboravano, come ad esempio Cicerone. Fu nominato dapprima dittatore per un anno, poi console, consul sine conlega e console decennale, ottenne anche una dittatura rinnovabile per 10 anni e fu titolare dell’inviolabilità tribunizia senza essere tribuno.
Fra i suoi poteri vi erano quelli di designare metà dei candidati alla magistratura, di comandare l’esercito, di controllare le finanze, di emettere degli editti con valore di legge e di conferire il patriziato ai plebei.
Nel 44 a.C. raggiunse la dittatura a vita, il titolo di pater patriae e di imperator (titolo ereditario) e a questo punto poteva essere definito rex di fatto, una sorta di semidio con regalità carismatica.
Azioni e provvedimenti di Cesare
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diminuzione dei beneficiari del frumento a discapito del proletariato
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imposizione ai proprietari di usare un terzo di manodopera libera
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riduzione degli affitti e dei debiti
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sottrazione di gran parte dell’imposizione tributaria al sistema degli appalti a discapito degli equites
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elezione di più coppie consolari per ridurre il potere della magistratura con cariche onorifiche
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massiccia colonizzazione
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voleva ridurre l’influenza dei giuristi e dei magistrati codificando il diritto civile
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desiderava costruire un impero universale centralizzato allontanandosi dalla città stato
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portò il Senato a 900 membri integrandolo con equites e aristocrazie italiche e galliche
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privò i governatori dell’imperium militiae affidandolo a pretori da lui nominati
Gli studiosi si chiedono se possa essere definito Cesare il fondatore dell’Impero oppure se questo ruolo vada invece ad Augusto. Considerando che minacciò di sciogliere il Senato, costrinse i senatori ad un giuramento di fedeltà, privò i magistrati del loro potere e svuotò la costituzione lasciandola solo in apparenza vigente è facilmente intuibile che la fase della Repubblica era volta al termine già con la figura di Cesare che rappresentava ormai un monarca assoluto. Inoltre va menzionato lo speciale rapporto con la divinità, le sue discendenze dalla gens Iulia e il fatto che il suo potere fosse giustificato su base teocratica, tutte caratteristiche della monarchia assoluta.
L’intenzione di Cesare era quella di creare un grande impero universale preparando come successore il pronipote Ottavio. Quest’ultimo aveva già ottenuto il patriziato, era diventato praefectus Urbi e magister equitum ed era stato adottato come figlio per testamento da Cesare.
Anche in questo caso la parte conservatrice del Senato si oppose alla trasformazione monarchica dello Stato, Cesare venne assassinato nel 44 a.C. da un gruppo di ex-pompeiani, ma ormai la repubblica aristocratica stava lasciando il posto ad un’altra forma di governo.
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