I diritti economici, sociali e culturali
La questione sociale
Con il termine “questione sociale” ci si riferisce in questo ambito ad una serie di fenomeni con al centro l‘operaio durante la rivoluzione industriale il cui fulcro nevralgico fu l’Inghilterra nella seconda metà del XVIII secolo. Da un punto di vista civile l’operaio non era certo un servo e godeva in teoria degli stessi diritti del datore di lavoro, ma nella pratica non aveva diritto di voto, non poteva più riunirsi in coalizioni o corporazioni né scioperare, e sottostava a orari e condizioni di lavoro per nulla vantaggiosi.
L’assistenza sociale fu introdotta come diritto dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1791 e nella Costituzione Francese nel 1793, ma in generale le borghesie non vedevano di buon occhio questi interventi statali a favore dei poveri e fecero di tutto per contrastarli.
Questo atteggiamento classista portò presto a reazioni da parte dei lavoratori. Nacquero movimenti operai in Inghilterra, Francia e Germania al punto che gli stati, temendo rivoluzioni sempre più gravi, furono costretti ad intervenire e dare un ordine alla questione sociale, migliorando le condizioni e regolando i rapporti di lavoro. Vennero quindi introdotti sistemi di previdenza sociale e di assistenza pubblica (1834), fu concessa una fornitura di servizi anche ai poveri e venne abolito il lavoro dei bambini di età inferiore a 9 anni.
Il percorso di emancipazione degli operai si consolidò grazie a tre strumenti principali: i sindacati sul modello delle Trade Unions inglesi, i partiti operai basati sulla social-democrazia di origini tedesche e le cooperative promosse dai movimenti di stampo repubblicano, socialista e cattolico.
Con il Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels nel 1848 si affermò che i diritti dell’uomo non erano naturali, bensì legati alla cultura e ai rapporti sociali.
Cessate tutte le forme di sfruttamento si sarebbe arrivati ad una comunità di eguali.
L’uguaglianza non era infatti quella di tipo
formale proposta dal liberalismo classico, ma quella materiale portata avanti dalla rivoluzione proletaria e dall’anti-capitalismo. Allo stesso modo Marx auspicava un’abolizione delle religioni e dello Stato liberale. L’uomo di cui si parlava nelle dichiarazioni era infatti il borghese e l’eguaglianza giuridica non portava nessun vero vantaggio per l’operaio ma era stata introdotta esclusivamente per far funzionare il capitalismo.
Il partito operaio riuscì ad ottenere molto soprattutto nei paesi più avanzati come la Germania, dove si approvò nel 1891 un programma che prevedeva fra gli altri punti l’abolizione delle leggi discriminatorie delle donne, la gratuità delle prestazioni mediche, tasse progressive su reddito e proprietà, l’universalità della scuola.
Dopo la Rivoluzione del 1917 la parte socialista si divise da quella comunista più rivoluzionaria e andò via via consolidandosi una riforma statale basata sull’autoritarismo.
La statalizzazione dei mezzi promossa dal comunismo e la dittatura del proletariato invece di favorire la democrazia reale portarono solo al rafforzamento di un partito privo di limiti giuridici e a forme di dispotismo come quelle di Lenin e Stalin, rendendo privi di efficacia i diritti economici e sociali di prima generazione e una prospettiva lontana quelli di seconda generazione.
La seconda generazione di diritti
La seconda generazione di diritti è basata sull’evoluzione dello Stato democratico in Stato sociale. Nello Stato sociale vengono forniti una serie di servizi che riguardano la previdenza, la scuola e il sistema sanitario.
Già la Costituzione della Terza Repubblica francese nel 1848 affermava l’esigenza di “assicurare un’equa ripartizione degli oneri e dei vantaggi della società”. Venivano così promossi l’insegnamento primario gratuito, la previdenza, le associazioni volontarie, la parità fra padrone e operaio, l’assistenza agli orfani e agli infermi ecc…
Si tratta quindi di nuovi diritti che vengono assicurati al singolo grazie all’intervento del pubblico, prestazioni sociali di cui il cittadino è creditore nei confronti di uno Stato che lo aiuta nella soddisfazione dei bisogni primari. I diritti dell’uomo diventano i diritti di una persona che non è più astratta, ma che vive in un gruppo sociale distinto e si fa portatore di bisogni specifici.
Uno dei portavoce di questa nuova generazione di diritti fu il reazionario cancelliere tedesco Otto von Bismarck che, se da un lato represse la sinistra e i movimenti sindacali, dall’altro istituì una serie di riforme che includevano anche l’assicurazione contro le malattie e gli infortuni.
Anche la Chiesa si schierò a favore del miglioramento della condizione operaia e di un intervento dello Stato contro il sistema capitalistico violento. Nell’enciclica Rerum Novarum (1891) Leone XIII affermava la necessità di difendere la dignità umana, promuovendo alcuni valori come la famiglia, il benessere, la proprietà, il giusto salario, la sicurezza sociale, la possibilità di associazione ecc…
Lo Stato sociale trovò il suo modello sempre in Germania anche con la Costituzione di Weimar del 1919, dove si prospettava un’economia mista derivata dal compromesso tra diverse forze in campo: i socialdemocratici, i cristiano-sociali e i liberali. Fra gli obiettivi dell’organizzazione della vita economica vi era quello di “garantire a ciascuno un’esistenza degna dell’uomo”, con assicurazioni per la tutela della salute e della capacità lavorativa, protezione della maternità e previdenza.
Il modello dello Stato sociale venne così ripreso anche da altri governi, primo fra tutti quello di Roosevelt che dopo il crollo di Wall Street del 1929 programmò un piano di lavori pubblici e sostegno finanziario per l’acquisto della casa. Anche la Gran Bretagna iniziò a progettare fin dal 1942 il Welfare State che prevedeva per tutti i cittadini l’accesso alla sanità pubblica e la pensione.
Secondo il modello di questo nuovo Stato sociale l’eguaglianza giuridica non è sufficiente ad assicurare ai cittadini libertà e dignità, serve un intervento di solidarietà a favore dei più deboli e la possibilità per tutti, con le parole del sociologo Marshall, di perseguire un progetto di vita disponendo di mezzi e servizi.
Questo modello di Stato è rintracciabile anche nell’art. 2 della nostra Costituzione dove si dichiara che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”, all’art. 3 affermando che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”. Nella nostra Costituzione molti sono i diritti economici e sociali tutelati, ad esempio quello al lavoro, all’assistenza per invalidi e anziani, allo studio, alla retribuzione proporzionata ecc…
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui