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Problema del metodo nell’età del Principato

Problema del metodo nell’età del Principato: tecniche interpretative del giurista

Nell’interpretazione e nella soluzione dei casi il giurista utilizzava dei principi appresi come uditore presso i più famosi giuristi.

Il giurista classico utilizzava in modo prevalente la tecnica dell’astrazione, l’analogia e l’orientamento casistico. Le regole non erano ancora ricavate dai principi generali.

Il ragionamento che portava a delle conclusioni era celato dietro la sua auctoritas, il cliente accettava il responso mentre il procedimento tecnico poteva essere valutato dagli uditori che in separata sede ne discutevano gli schemi e le soluzioni.

La dialettica venne usata nel responso più che durante l’età repubblicana, ma non in modo privilegiato. Un elemento più usato soprattutto dalla manualistica istituzionale fu invece la divisione del diritto in concetti contrapposti.

Alcuni studiosi definiscono il metodo dei giuristi romani “metodo topico”, in altre parole non ricavavano i loro concetti da principi generali ma discutevano per problemi concreti. La loro metodologia era ricavata dallo studio di altre arti e includeva ad esempio la tecnica divisoria, le definizioni e la dottrina degli status come per gli oratori, anche se i due approcci non sembrano essere dipendenti fra loro.

Dal II e III secolo si è potuto assistere ad un maggiore rinvio a principi razionali, regole e definizioni che però secondo Celso non sono fissate una volta per tutte, essendo legate alle convenzioni e alla storia (l’esempio è il termine suppellex e il suo significato in ambito testamentario). Lo stesso per Celso vale relativamente alle regole, che non possono essere fissate una volta per tutte.

Anche Giavoleno pose l’accento sulla pericolosità di dare definizioni nel diritto poiché queste sono facilmente contestabili, mentre Paolo in epoca severiana rifiutò l’idea che il diritto fosse ricavato dalla regola, ritenendo invece che la regola dovesse nascere dal diritto.

In generale in epoca classica si rifiutò l’idea del diritto come una scienza dogmatica preferendo invece ritenerlo un’arte dell’utile e dell’aequitas.

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui