Il passaggio dalla monarchia etrusca al regime consolare repubblicano secondo la tradizione e la critica moderna.
Passaggio da Regno a Repubblica secondo la tradizione
Secondo la ricostruzione tradizionale l’instaurazione della repubblica avvenne con l’allontanamento di Tarquino il Superbo intorno al 509 a.C. a causa di una rivolta contro la monarchia e contro gli etruschi.
I capi di questa sommossa, Lucio Giunio Bruto e Tarquinio Collatino, sarebbero diventati i primi consoli, eletti dall’assemblea centuriata. Collatino lasciò poi il posto a Valerio Publicola, che rimase da solo al potere per un certo periodo fino a che non gli si affiancò un Orazio.
La tradizione vuole inoltre che Tarquinio il Superbo provò a recuperare il potere anche cercando delle alleanze, fino a quando con la sconfitta di Ariccia del 507 a.C. la Lega Latina ebbe la meglio sulle forze etrusche. In questo periodo Roma fu quindi contesa fra etruschi e latini, fino a quando nel 493 a.C. Roma strinse un’alleanza con la Lega Latina attraverso il Foedus Cassianum.
La nuova costituzione romana, definizione di magistratus e di res publica
Nel passaggio al regime consolare l’imperium veniva di fatto limitato e assegnato a due titolari facenti parte di una magistratura elettiva in carica per un breve periodo.
Questo portò alla instaurazione di un regime costituzionale (forma civitatis) del tutto contrapposto a quello monarchico.
La figura chiave era il magistratus, che per definizione era un pubblico ufficiale che veniva incaricato di governare per un periodo determinato e rappresentava il popolo essendo votato dall’assemblea.
La differenza fra monarca e magistratus sta proprio nel fatto che che quest’ultimo veniva scelto dal popolo ed e il suo potere aveva un limite temporale.
Con l’emergere della magistratura elettiva, il regime del consolato e la presenza del Senato e delle assemblee popolari, lo stato da “cosa del re” si trasformava in “cosa del popolo”, ovvero res publica. Il regnum da qui in poi venne sempre identificato con l’accezione negativa di tirannide e Roma potè così acquisire libertà.
Passaggio da Regno a Repubblica secondo le critiche moderne
La ricostruzione del passaggio da monarchia a repubblica è tutt’altro che semplice e sono molti gli autori che contestano la versione tradizionale. I principali motivi di critica che mettono in discussione che le strutture repubblicane fossero già complete nel 509 a.C. possono essere riassunti in alcuni punti fondamentali.
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Il passaggio alla repubblica non fu così immediato come da tradizione, in quanto dopo l’allontanamento di Tarquinio il potere andò a due membri reali e la figura di Valerio Publicola sembra avvicinarsi più ad un re che ad un magistrato.
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La presenza in epoca repubblicana di un rex sacrorum, un sacerdote inaugurato che viveva nella reggia e precedeva nelle cerimonie il pontefice massimo, fa pensare alla permanenza di una figura regale via via emarginata. Un’altra corrente di pensiero ritiene che fosse un finto sovrano con la finalità di mantenere la pax deorum anche durante la Repubblica.
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La prassi dell’interregno e l’interruzione del sistema consolare fa comprendere come la magistratura elettiva e il sistema dei consoli con elezione annuale non fossero ancora una forma di governo consolidata. Es. la presenza nel 451 a.C. di un decemvirato al potere per la compilazione delle XII Tavole o il collegio elettivo di ufficiali dell’esercito tra il 444 e il 368 a.C.
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La presenza di famiglie plebee al potere prima dell’equiparazione delle classi potrebbe fa pensare al fatto che non ne fossero escluse prima della Repubblica, oppure ad un declassamento di famiglie patrizie, o ad una chiusura del patriziato ai danni di plebei e famiglie aristocratiche in conseguenza dell’allontanamento di Tarquinio.
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Alcune correnti di pensiero ritengono che il re fosse stato privato a poco a poco dei suoi poteri, diventando una sorta di sacerdote, altri pensano invece che i consoli esistessero ancor prima della Repubblica e facessero parte dell’ordinamento militare serviano. È possibile anche che il re fosse stato sostituito dal magister populi (praetor maximus) poi trasformato in dictator, una magistratura straordinaria a cui nel tempo subentrarono tre o più tribuni militum con a capo il pretore massimo. Molti inoltre concordano sul fatto che, dopo anni di lotte di classe, solo nel 367 a.C. si sarebbe creato il regime consolare stabile, con un plebeo e un patrizio come consoli.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli, il libro è disponibile anche usato cliccando qui.

