Organizzazione amministrativa nel Basso Impero
Le capitali imperiali
Con la caduta della parte occidentale dell’impero, Costantino rimase l’unico imperatore e decise di creare una capitale, ampliando e procedendo ad una ristrutturazione di Bisanzio. La capitale ufficiale rimaneva Roma, ma non essendo la residenza dell’imperatore aveva perso di centralità politica.
La “nuova Roma” era amministrata come la capitale occidentale, al punto che molti senatori vi si erano trasferiti creando poi una sorte di Senato indipendente.
Entrambe le capitali erano amministrate da un praefectus Urbi nominato dall’imperatore. Il prefetto aveva giurisdizione civile e penale, inoltre aveva lo ius gladii. Sotto di lui vi erano altri prefetti come quello dell’annona e dei vigili (A Roma anche un vicario dell’Italia suburbicaria).
Il Senato e i magistrati nel Basso Impero
Il Senato non aveva perso il suo prestigio nelle due capitali, ma rappresentava uno consiglio di cittadini con competenze nel campo della consulenza legislativa, nella nomina di pretori e questori, spesso incaricato anche di svolgere il ruolo di corte di giustizia. La dignità senatoria era ereditaria e a partire dal IV secolo i senatori vennero divisi per gruppi di differente dignità in base alle cariche amministrative. La prima classe era immune da prestazioni pubbliche e giudicata dall’imperatore. Per accedere al Senato però era necessario essere stati pretori e aver speso molto per l’organizzazione dei giochi, inoltre per partecipare ai lavori e alla carriera politica (senatori attivi) era necessario essere stati eletti questori. I Senatori pagavano un’imposta fondiaria e un tributo quinquennale.
Le altre magistrature erano solo cariche onorifiche, inclusa la coppia consolare nominata dall’imperatore e composta da un magistrato occidentale e da uno orientale.
Con la caduta di Roma, l’imperatore divenne console perpetuo.
Il popolo invece, a differenza della fase repubblicana, non era più convocato in assemblea e il luogo di incontro istituzionale divenne il teatro o il circo, dove venivano comunicate nuove costituzioni imperiali e il popolo poteva esprimersi coralmente.
Gli organi centrali di governo: la militia palatina (burocrazia civile)
Grazie al documento Notitia dignitatum del V secolo è stato possibile risalire all’organizzazione civile militia palatina. La gerarchia era la seguente:
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al vertice il magister officiorum (capo della cancelleria imperiale) e alle sue dipendenze vari dipartimenti: memoriae – epistularum – libellorum – dispositionum (per i viaggi dell’imperatore e della corte). Era anche maestro delle cerimonie, alla guida della guardia imperiale, degli ispettori della pubblica amministrazione e di un corpo di agenti segreti.
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quaestor sacri palatii (ministro della giustizia) voluto da Costantino. Questo magistrato elaborava e controfirmava i testi dei provvedimenti del principe. Era un esperto di diritto e di retorica (es. Triboniano che si occupò della compilazione giustinanea).
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comes sacrarum largitionum (ministro delle finanze) amministrava il fisco, controllava le imposte, elargiva lo stipendio a impiegati e soldati.
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comes rerum privatarum (ministro della real casa) amministrava i beni privati dell’imperatore con una rete di procuratori (sotto queste figure vi erano altri comites di rango inferiore)
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due ministri della guerra (fanteria e cavalleria) controllavano le truppe nelle diverse province
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quattro magistri militum come capi di stato maggiore delle truppe di stanza nelle prefetture del pretorio
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un consiglio della corona dove si raccoglievano le massime cariche dello Stato e dei segretari verbalizzavano gli incontri
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un granciambellano che provvedeva alle spese di corte e all’organizzazione degli eventi
Con Costantino si concluse la divisione fra potere militare e civile nelle province voluto prima di lui da Diocleziano.
L’amministrazione periferica del Basso Impero
A partire da Costantino i prefetti del pretorio diventarono figure di spicco che amministravano territori molto estesi chiamati prefetture (1) (due o quattro: Oriente e Illiria / Gallie e Italia + Africa).
I compiti dei prefetti erano:
promulgare le costituzioni imperiali tramite appositi editti
emanare ordinanze generali (formae)
riscuotere l’annona
pagare lo stipendio a civili e militari
giudicare in appello facendo le veci dell’imperatore
Con Diocleziano l’impero venne inoltre diviso in zone etnicamente simili chiamate diocesi (da 12 a 14 diocesi) (2) con a capo un vicarius del prefetto i cui compiti erano quelli di sorvegliare i governatori e giudicare in appello.
Le diocesi si dividevano a loro volta in province (3) con governatori di diverso rango: proconsoli autonomi dal potere del vicario, correctores e presidi. Con Costantino molto spesso nelle province venivano inviati dei comites che privavano di autorità i vicari.
La prefettura d’Italia era un caso particolare e comprendeva Africa e Diocesi Italiciana sottoposta ad un amministratore supremo delle due Italie. Fu per volere di Costantino che l’Italia venne divisa in due parti: la prima chiamata Annonaria guidata dal vicarius Italiae con capitale Milano e la seconda chiamata Suburbicaria sotto il vicarius in urbe Roma.
Oltre a queste vi era la diocesi dell’Urbe che comprendeva Roma e il territorio entro 100 miglia ed era sottoposta al praefectus Urbi.
Ogni città era quindi amministrata dalle curie (4) composte da notabili che erano obbligati a farne parte ed erano responsabili dell’esazione fiscale e sottoposti ad obblighi pubblici. Ogni curia eleggeva duoviri, edili e questori. Poiché la condizione curiale imponeva numerosi oneri, e chi vi era sottoposto tentava di fuggire e sottrarsene, questo impegno divenne ereditario e spinse i curiali (o decurioni) a diventare dei veri persecutori per ottenere le imposte e non dover rispondere in proprio.
Dal consiglio della curia veniva nominato un curator che controllava le finanze e l’esazione fiscale e con Valentiniano fu istituito anche il defensor civitatis per tutelare la plebe dagli abusi (in questo modo sottrasse al curator il ruolo di controllo).
Finanze e Fisco nel Basso Impero: la riforma fiscale di Diocleziano
Le finanze pubbliche dell’impero si trovavano nel Fiscus chiamato anche Erario (l’antico Erario era rimasto come cassa cittadina) che era diviso in due aree:
- Sacrae largitiones: amministrata dal comes sacrarum largitiones (ministro delle finanze) dove rientravano le imposte dirette, le manifatture di Stato e ogni contribuzione di carattere pecuniario.
- Res privata: amministrata dal comes rerum privatarum (ministro della real casa) dove rientravano la gestione dei latifondi imperiali, i beni vacanti e confiscati…
I prefetti del pretorio fra i loro compiti si occupavano anche di gestire l’annona militare e civile (vettovagliamento) e il rifornimento del grano per la capitale romana e poi per Bizanzio.
Diocleziano portò avanti una riforma fiscale che cambiò notevolmente il sistema con le seguenti conseguenze:
- l’imposta fondiaria (per l’annona della capitale, della burocrazia e delle milizia) fu estesa a tutto l’impero inclusa l’Italia settentrionale
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l’imposta personale fu abolita
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i plebei vennero obbligati a rimanere nell’unità amministrativa dove risiedevano
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chi era privo di terra fu registrato nel fondo del proprietario che si occupava di riscuotere le imposte
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i proprietari divisi in gruppi si trovarono obbligati a riscuotere l’imposta e rifornire l’esercito
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la nuova organizzazione prevedeva anche delle prestazioni manuali o intellettuali obbligatorie
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grazie alla riforma si potevano prevedere le esigenze annonarie delle milizie e dell’apparato burocratico e ripartire in modo efficiente il carico fiscale
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l’imposta fondiaria (capitatio iugatio) era stabilita in base alle unità fondiarie (capita) e alla provincia. Ogni proprietà, a seconda dell’estensione, delle caratteristiche, degli animali presenti e dell’età dei lavoratori, aveva un’annotazione catastale che determinava la capacità contributiva del fondo (ogni 5 o 15 anni veniva ricalcolata)
si obbligavano tutti i residenti ad individuare una residenza fiscale definitiva e da questo derivò la prassi della servitù della gleba (in questo periodo le attività importanti per l’impero diventarono ereditarie)
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui

