L’ordinamento serviano e le tribù territoriali all’epoca della monarchia etrusca
La plebe, il patriziato e l’ordinamento militare serviano
L’origine della plebe e del contrasto giuridico e sociale tra patrizi e plebei è un mistero della storia di Roma. Alcuni studiosi ritengono che i plebei fossero immigrati e per questo emarginati dai patrizi membri delle tribù e delle prime aggregazioni, altri sono concordi invece nell’affermare che fossero clienti non più legati ai patrizi in una fase di dissoluzioni del sistema gentilizio oppure genti minori declassate. L’integrazione della plebe fu possibile solo verso il IV secolo, con le Leggi Liciniae Sextiae.
Nonostante la loro estraneità alla gens anche in fase etrusca essi partecipavano però alle assemblee popolari e risultavano fondamentali per la difesa di Roma, andando ad affiancare l’aristocrazia composta dai patrizi e dai loro clientes in un esercito di stampo patrizio-plebeo. Inoltre durante la monarchia etrusca, con Servio Tullio, l’esercito subì una sostanziale riforma su base censitaria, al fine di costituire un esercito vero e proprio e consolidare il potere del monarca.
L’ordinamento militare serviano
In questa fase si parla infatti di ordinamento militare serviano riferendosi ad una ristrutturazione dell’esercito secondo un nuovo ordine, non solo militare ma anche fiscale e politico, anticipando la struttura tipica dell’età repubblicana.
Il popolo, patrizi e plebei senza alcuna distinzione, veniva diviso in cinque classi in base al patrimonio della famiglia proprio iure. Ogni classe doveva fornire a proprie spese un numero di centurie di fanti armati, inclusi i plebei nullatenenti con una classe soltanto.
Questa divisione conduceva certamente in una direzione anti-patrizia poiché nel mondo antico di fatto chi faceva parte della cittadinanza partecipava anche all’esercito. Questo significava che il popolo o civitas includeva anche chi non faceva parte delle gentes e contribuiva alla difesa della città, aprendo la via per una parificazione e una partecipazione politica non più solo dei patrizi ma anche dei plebei.
Con gli Etruschi vennero introdotte inoltre nuove tecniche militari, come ad esempio l’utilizzo degli opliti armati di corazza. L’esercito (193 centurie) venne invece diviso in tre parti, la cavalleria dei patrizi, la fanteria pesante che includeva patrizi e plebei più ricchi ed era divisa in iuniores e seniores, i plebei poveri.
Le tribù territoriali
Durante la fase etrusca, con Servio Tullio, le classiche tre tribù furono inoltre riorganizzate in quattro regioni: Suburana, Palatina, Esquilina, Collina.
A queste si aggiunsero anche altre 16 tribù rustiche sempre per mezzo di una suddivisione del Lazio. Pur essendo finalizzate all’attività militare non si trattava più di distretti di leva, ma di tribù ripartite a livello territoriale su base fiscale. Il loro compito infatti era anche quello di finanziare le campagne militari fornendo il tributum.
Dalle tribù ebbero origine i comizi tributi, una delle assemblee politiche più importanti della costituzione repubblicana.
Le tribù nel corso della Repubblica divennero 35, di cui 31 rustiche composte da chi aveva una casa in un certo fondo o vi era assegnato dai magistrati incaricati del censimento. Gli ampliamenti territoriali non portarono alla creazione di altre tribù, ma i cittadini vennero aggiunti a quelle esistenti.
I plebei a partire dal 304 a.C. vennero concentrati nelle quattro tribù urbane, mentre nelle altre dominarono in modo incontrastato le famiglie più ricche, i grandi proprietari.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli, il libro è disponibile anche usato qui.