L’ordinamento dell’Italia nell’età del Principato

Nell’età del Principato l’imperatore esercitava un potere che per missione sembrava destinato ad unificare il mondo: il suo prestigio e la sua auctoritas lo rendevano infatti l’unico in grado di possedere la vocazione religiosa e civile che avrebbero permesso grandezza e benessere per lo Stato.

Il nuovo ordinamento però non era in realtà un unico territorio e vi ruotavano intorno regni, repubbliche e altre comunità accomunate dal vincolo personale o istituzionale verso l’imperatore.

 

I sudditi poi non erano tutti sullo stesso piano: i Romani ad esempio erano al vertice e possedevano una libertas illimitata, anche se la loro cessione di sovranità nei confronti del Principato aveva cambiato notevolmente i rapporti politici fra sudditi e alleati, ma non quelli giuridici.

 

Il potere di Roma veniva esercitato su tre fronti:

  1. Italia = Augusto divise il territorio in 11 regioni, mentre con Adriano vi furono 4 distretti giudiziari controllati da legati di estrazione consolare. Il praefectus Urbi si occupava di aspetti penali a Roma, oltre le 100 miglia l’attività veniva invece svolta dal prefetto del pretorio. In campo civile interveniva il pretore. Municipi e colonie erano autonomi a livello amministrativo, con magistrati, un’assemblea e un senato. Dal II secolo però questa autonomia venne limitata dall’intervento di curatori inviati dall’imperatore per sorvegliare gli aspetti finanziari. Con il venire meno delle assemblee si perse anche la distinzione fra municipi con o senza suffragio, per questo motivo era quasi più vantaggioso essere una colonia poiché questo significava avere un rapporto clientelare con il principe.

  2. Province = il popolo romano era teoricamente titolare dell’imperium sui beni e le persone nelle province e anche il territorio era di proprietà pubblica. Questo significava che chi aveva delle terre in provincia non ne era proprietario, ma titolare di un possesso pur sempre revocabile. Solo le province erano controllate da un governatore, mentre le colonie, i municipi, i latifondi e le comunità politiche alleate erano più autonome.


     

    Le province si dividevano in:

    • senatorie, meno numerose, amministrate da proconsoli – magistrati prorogati come consoli o ex pretori – in base alle regole repubblicane. Il governatore rimaneva in carica un anno con ausiliari quali legati e questore che amministrava la finanza.

    • imperiali, esposte ad attacchi, necessitavano di un forte regime militare. Erano governante da legati di rango senatorio, il governatore era a capo delle truppe e godeva di un’ampia giurisdizione. Veniva aiutato da un procuratore con funzioni amministrative, comandanti e consiglieri.

    • L’Egitto era un territorio a parte, una provincia imperiale e per alcuni un regno del principe. I senatori non potevano recarvisi senza permesso.

  3. Comunità peregrine = erano delle città a cui Roma aveva conferito la condizione di colonia o di municipio. In generale tutti i municipi e le colonie dovevano fornire il tributo e le terre non potevano essere di proprietà.

    In alcuni casi però venne concesso l’ius Italicum – regime di inviolabilità della proprietà (dominium ex iure Quiritium) e anche l’esenzione fiscale. Due magistrati (i duoviri iure dicundo) amministravano questi territori e controllavano le finanze con una giurisdizione civile e penale però alquanto limitata.

    Vi erano poi i duoviri aediles che si occupavano di ordine pubblico, un’assemblea popolare e un Senato che si attribuì sempre più competenze rendendo inutile l’assemblea. I decurioni che ne facevano parte furono nel tempo obbligati a provvedere alle spese e all’esazione delle imposte.

    Oltre a queste città esistevano anche delle comunità peregrine che avevano più o meno autonomia in base agli accordi. Un esempio è Atene, uno stato ritenuto straniero il quale però godeva di sovranità limitata, altre erano libere per concessione o immuni da tributi, ma anche queste comunità furono sempre meno autonome a causa dell’intervento di governatori.

    Infine un ruolo determinante era quello dei re clienti, alcuni erano cittadini romani ma in passato erano stati legati da societas e amicitia. La loro autonomia era incerta e alla morte il principe poteva designare un successore.

    Meno controllabili erano invece le comunità etniche in Gallia o in Africa che avevano propri capi e leggi.

 

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