Natura giuridica del Principato
Pur non essendo facile per gli storici antichi e per quelli moderni definire la natura giuridica del Principato è possibile ricondurre questo tipo di ordinamento a quattro tipologie fondamentali:
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Principato come regnum = con un rispetto formale per le “istituzioni repubblicane”, oppure considerato da alcuni come un governo misto a prevalenza monarchica
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Principato come diarchia = in cui il governo era diviso fra il principe e il Senato. Il principe infatti era un magistrato e quindi rappresentava un organo della sovranità popolare. Questa visione non tiene conto però del fatto che il Principe avesse un’auctoritas, una potestà decisionale e dei poteri, controllando di fatto il Senato.
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Principato come protettorato sulla Repubblica = in cui l’imperatore è il semplice capo di un’alleanza
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Principato come seconda Repubblica = con il principe che è un funzionario e non un re (vedi Ottaviano e la restaurazione della Repubblica)
Per alcuni storici antichi il principe sembrò un restauratore della Repubblica, per altri il principato si configurava come un nuovo ordinamento diverso sia dal regno che dalle magistrature dell’età repubblicana. Altri sostenevano invece che la libertà repubblicana con l’avvento del principe fosse finita e rimanesse una libertà intesa come virtù personale.
Il Principato sembra quindi più una monarchia assoluta a carattere elettivo, senza limiti certi e con poteri vitalizi, nonostante l’imperatore non fosse il vero titolare del potere.
In ogni caso non si tratta di dispotismo, in quanto l’imperatore non aveva una potestà su tutti i beni dello Stato e i cittadini mantenevano i loro diritti, come ad esempio quelli civili e la proprietà (diverso invece nell’epoca del Dominato).
Il potere era conferito per l’interesse di tutti e il suo imperium era limitato dall’esistenza di organi e forze sociali come il Senato, che ricordava la sua sovranità nelle fasi di crisi e al momento della successione.
Ogni dinastia ebbe un rapporto diverso col Senato, alle volte ne cercò il consenso come nel caso di Tiberio, altre volte invece lo sfidò e cercò di limitarne il potere come ad esempio Nerone. La stessa lex de imperio di Vespasiano fa comprendere come il ruolo del Senato fosse vivo e il potere imperiale non fosse trasmissibile per via ereditaria. All’impero non si arrivava grazie ad una regalità teocratica, ma con l’appoggio dell’esercito e il consenso anche blando del Senato, il che portò spesso ad insurrezioni e complotti.
In linea generale la dominatio che si era creata vedeva l’imperatore non sottoposto alle leggi se non in circostanze particolari che lui stesso poteva stabilire, con l’auctoritas senatoria sovrastata dall’imperium dell’imperatore e con un popolo che esercitava la sovranità in modo teorico e attraverso un consenso simbolico ma passivo.
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