Diritti civili e politici: liberalismo e democrazia
Il modello politico del liberalismo classico si riferiva ad uno Stato rappresentativo dove il popolo era teoricamente titolare di potestà politica, ma in realtà questo potere non era in mano a tutto il popolo indistintamente ma solo ad un élite sociale.
Per risolvere questo problema di partecipazione politica i cittadini (maschi) erano certamente tutti uguali davanti alla legge e per quanto riguardava i diritti civili, ma dalla Rivoluzione inglese venivano distinti per censo in cittadini attivi (che pagavano determinate imposte o appartenevano alla classe dirigente) e passivi, che rimanevano invece esclusi.
In un modello di questo tipo era necessario impedire agli esclusi di coalizzarsi per richiedere l’estensione della partecipazione ed evitare rivendicazioni sociali. Questa diffidenza verso le classi subalterne è stato uno dei limiti del liberalismo classista, come venne evidenziato anche dai movimenti cristiani, dei lavoratori e dalle frange più radicali.
Dallo Stato liberale a quello democratico
Lo Stato democratico non fu quindi uno spontaneo sviluppo di quello liberale, ma fu necessario trovare dei compromessi fra il principio di democrazia e le spinte capitalistiche.
La democrazia rinunciò ad essere intesa come potere del popolo (come nel modello ateniese), ma divenne un patto con le élite.
Ecco perché si parla di liberaldemocrazia intendendo una democrazia nella quale il potere della maggioranza non è assoluto ma si basa anche sul rispetto delle minoranze.
Ciò che differenzia in modo netto lo Stato liberale da quello democratico è poi il suffragio universale, richiesto fin dai tempi della Rivoluzione Inglese con i Levellers sconfitti successivamente da Cromwell. Nemmeno con la Glorious Revolution il Parlamento fu rappresentativo dell’intera società e fu necessario attendere il 1832 con il Great Reform Act per ottenere che i cittadini maschi dei ceti medi e alti prendessero parte alla vita politica. Il timore di rivendicazioni sociali da parte dei ceti più poveri in caso di apertura della partecipazione era infatti fondato.
A partire dal 1848 in tutta Europa si diffusero movimenti liberali e democratici. I moti nazionali fecero nascere correnti democratiche di massa che chiedevano a gran voce la Costituzione, la libertà di pensiero, l’indipendenza dei popoli e il suffragio universale. L’Europa della restaurazione era un modello ormai in crisi e molti Stati in questo periodo si trasformarono in Repubbliche, dove vennero fondati i primi partiti democratici e i primi movimenti dei lavoratori.
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