Le forme di governo nella tradizione classica e la monarchia latina. Appunti di storia del diritto romano

Il modo più semplice nell’epoca antica di distinguere le diverse forme della comunità politica è quello di verificare il numero di soggetti al potere: uno, un’élite o il popolo.

A questo proposito è possibile riscontrare tre diversi modelli di stato e tre forme illegali dello stesso:

1) Monarchia

Governo di una sola persona a cui i sudditi sono legati in modo devoto.

Nella monarchia il “re per natura” non era sottoposto al diritto positivo.

La versione illegale è la tirannide, in altre parole un capo assoluto e violento. L’aggettivo tiranno al tempo veniva utilizzato anche in modo polemico verso un monarca ingiusto.

Aristotele distingueva invece i regimi personali in: basileia (monarchia limitata/elettiva), monarchia barbarica (ereditaria e assoluta), esimnetia (magistratura elettiva con pieni poteri), monarchia spartana (coppia di re con poteri limitati che hanno a livello ereditario pieno controllo sul comando militare)

2) Aristocrazia

Governo di un’élite ricca, considerata come migliore e quindi più adatta ad esercitare il potere. La versione illegale è l’oligarchia, regime di pochi che sfruttano il potere per i loro interessi e contro quelli della maggioranza.

3) Democrazia

Governo del popolo esercitato attraverso assemblee politiche. Il regime della plebe contro l’aristocrazia rappresenta la versione illegale


 

La monarchia latina: i re, i patres, le procedure di elezione e le curiae

Gli studiosi definiscono regno l’organizzazione politica tipica della Roma arcaica.

Nella Roma antica il rex doveva tracciare la via da seguire, era un capo politico e militare, la sua era una potestas vitalizia. Fra i suoi compiti vi era quello di consultare e interpretare il volere degli Dei e mantenere buoni i rapporti (pax deorum). Ogni atto politico/militare in questo modo era conforme al fas.

Il re era quindi sacerdote e anche arbitro, ma al tempo del potere gentilizio era solo il capo di una confederazione, il cui potere era conferito dai capi (patres) degli ordinamenti precittadini.

Ad assistere il re c’era il consiglio dei patres, capi dei clan gentilizi, una sorta di Senato della civitas, che erano di fatto i veri titolari del potere.

L’elezione del re nella Roma antica poteva avvenire per mezzo del predecessore, oppure dai patres o ancora attraverso la forza. Nella storia di Roma la regalità era però elettiva, e in ogni caso doveva essere riconosciuta e legittimata dagli Dei e dagli uomini.

Quando un re mancava senza un successore designato il potere tornava ai patres e si apriva un procedura di elezione complessa (creatio). A turno i patres per 5 giorni detenevano il potere (interregnum) fino a quando arrivavano ad un accordo con il consenso divino e dell’assemblea.

Il re veniva quindi designato durante una cerimonia (inauguratio) in cui un sacerdote scrutava i segni divini e, in caso favorevole, imponeva la mano destra pubblicamente sul suo capo trasmettendogli il carisma sacerdotale.

I gruppi gentilizi avevano anche delle milizie, chiamate curiae, e queste offrivano la loro totale obbedienza al nuovo re.

Secondo le ricostruzioni storiche all’epoca dei primi 4 leggendari re latini non vi era un vero centro urbano, ma più un aggregato di villaggi e di gruppi familiari.

Termini come rex, curiae e senatus sono riconducibili ai latini e ai sabini più che agli etruschi che seguirono questa fase.

Il primo re Romolo, probabilmente frutto della leggenda, avrebbe regnato con Tito Tazio per un periodo. Poi fu il turno di Numa Pompilio, che istituì una sorta di religione nazionale, le prime associazioni professionali e il calendario di 12 mesi.

Tullio Ostilio invece attuò una politica più guerriera ed espansionistica, mentre Anco Marcio si dedicò al commercio e ridimensionò il potere gentilizio creando la città stato.

A questi re latini seguirono dei re etruschi, Tarquinio Prisco, Servio Tullio (latino ma voluto dagli etruschi) e Tarquinio il Superbo, con il quale il re aumentò i suoi poteri e diventò “padrone” della comunità.

Intorno al 600 a.C., con i re etruschi, l’ulteriore espansione e l’incontro tra Quiriti (il nome deriva dall’insediamento sabino sul Quirinale e dal culto di Quirino, re Marte per i Sabini) e nuovi arrivati, che si crearono le prime istituzioni della città che prende il nome di Roma.

 

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli.