Le assemblee politiche in età repubblicana: comizi centuriati, curiati, tributi e concili della plebe.
I magistrati dotati dello ius agendi cum populo (il potere di presiedere assemblee) potevano convocare diversi tipi di adunanze popolari (comitia): per curie, centurie e tribù.
Vi erano poi i concili che erano destinati solo ai plebei divisi per tribù.
Nonostante questa numerosità di assemblee e la parvenza di una partecipazione attiva del cittadino ai diversi ambiti politici, amministrativi, religiosi e giudiziari, la struttura sociale non era certamente democratica. Le assemblee erano infatti soggette al dominio del magistrato e le decisioni per diverso tempo dovevano essere prima sottoposte all’auctoritas del Senato. Inoltre, solo una minoranza composta da nobilitas e plebe urbana partecipava alle assemblee, mentre i cittadini lontani da Roma erano praticamente esclusi dalla vita politica se non in particolari circostanze.
Gli uomini politici più importanti esercitavano il potere su città e province e controllavano le assemblee attraverso un meccanismo clientelare che poteva anche prevedere l’invio in massa a Roma di un gran numero di votanti.
Solo durante l’età del Principato, quando le assemblee avevano già perso il loro valore di strumento di partecipazione politica, si iniziò a votare utilizzando l’urna spedita poi sigillata a Roma.
Per conoscere il sistema delle assemblee politiche in epoca repubblicana vedi inoltre:
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli.