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I Latini, i socii Italici e la questione italica

La costituzione Repubblicana: l’Italia, le province, i rapporti fra Romani, Latini e socii Italici

 

La tradizione politica romana si caratterizzava per la scelta di non offrire la stessa condizione giuridica ai popoli sottoposti, per impedire che facessero causa comune nei confronti del potere centrale. In questo modo sia le comunità soggette a deditio che quelle accolte nella federazione non avrebbero avuto gli stessi interessi, ma una speranza in un miglioramento delle condizioni del trattato. Una delle distinzioni principali era quella fra Latini e Italici.




 

I Latini

I Latini erano antichi abitanti del Lazio affini ai Romani e riuniti in leghe. Tra il VI e il IV secolo crearono una federazione dotata di una struttura politica, militare e religiosa capitanata da magistrature elettive. Con il foedus Cassianum del 493 a.C. le lotte tra Romani e Latini cessarono e Roma venne accolta nella Lega con obbligo reciproco di protezione, alleanza e divisione dei bottini.

Ma la pace fu breve e dalla conquista di Veio derivò una nuova guerra in cui Roma trionfò e decise di annettere e assoggettare le comunità della Lega. Da un punto di vista dello status, i Latini furono sempre considerati diversi dai Romani e molto differenti anche dai peregrini.

Godevano infatti di alcuni privilegi come ad esempio:

  • ius commercii = potevano porre in essere rapporti giuridicamente efficaci con i romani
  • ius connubii = potevano sposare cittadini romani e avere figli riconosciuti dall’ordinamento
  • ius migrandi = potevano emigrare a Roma e diventare cittadini (poi venne permesso solo all’aristocrazia cioè agli eletti ad una magistratura)
  • ius suffragii = potevano votare nelle assemblee (iscritti in una sola tribù)
  • ius provocationis = concesso dal 122 a.C. per tutelare i soldati latini dai generali romani

 

I Latini non furono mai considerati pienamente cittadini romani al punto che la latinità fu intesa come una condizione di passaggio riconosciuta anche ad altre comunità in via di romanizzazione (ius Latii).

Nella guerra sociale portata avanti dai socii Italici contro Roma le comunità Latine che non aderirono alla rivolta ricevettero la cittadinanza romana come premio.

 

I socii Italici e la questione italica

Il resto della penisola era occupata dalle comunità dei socii Italici che, a differenza dei latini, non avevano il diritto di commercio, di matrimonio e di suffragio nelle assemblee. L’alleanza con queste comunità federate era generalmente iniqua e, anche in caso di foedus equo, non vi erano differenze particolari se non di fiducia.

I socii Italici inizialmente fecero il possibile per mantenere la propria autonomia, ma dalla metà del II secolo a.C. in poi quando Roma era già diventata una potenza indiscussa in tutto il Mediterraneo anche grazie al loro aiuto, decisero di richiedere l’integrazione nella civitas, rivendicando privilegi come la provocatio ad populum, l’esenzione fiscale e la possibilità di utilizzare l’ager publicus.

La questione italica non fu mai risolta anche a causa dell’atteggiamento della nobilitas e della plebe e portò a frequenti ribellioni dei socii che furono significative nel decidere la sorte della costituzione repubblicana.

 

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato su