La positivizzazione dei diritti fondamentali: la Seconda Scolastica e la questione degli Indios
La Seconda Scolastica è un movimento teologico, filosofico e giuridico con centro l’Università di Salamanca che si ispira al pensiero di Tommaso d’Aquino.
Il filo conduttore era rappresentato dal concetto di eguaglianza naturale fra gli uomini e il diritto delle genti che veniva calpestato dai condottieri oltreoceano in nome dell’evangelizzazione degli Indios.
Fra gli esponenti di spicco Francisco da Vitoria sosteneva che l’umanità era una sola, legata da vincoli di socialità e carità. Poiché tutti godevano di diritti naturali, anche i popoli extra-europei avevano diritto alla vita, alla proprietà e alla loro libertà. Tuttavia la guerra contro gli Indios sembrava giustificata dal fatto che questi impedivano la circolazione delle merci e degli uomini quindi andavano contro un diritto naturale, inoltre resistevano all’evangelizzazione che era un diritto di origine divina.
Anche Bartolomé de Las Casas si schierò dalla parte degli Indios, convinto che le teorie artistoteliche sulla schiavitù naturale e sulla dignità umana su scala gerarchica fossero contrarie ad una visione di eguaglianza e libertà umana, ma soprattutto che quelle popolazioni non fossero inferiori. Nel 1550 ad un convegno di studiosi le idee di Las Casas prevalsero e gli spagnoli decisero ben presto di sostituire la schiavitù degli Indios con quella dei neri portati dall’Africa.
La concezione del diritto naturale a confronto
La concezione classica del diritto naturale si fondava sull’osservazione degli ordinamenti dei diversi popoli affermando, con le parole di Cicerone, che “la legge di natura è in ogni caso il consenso di tutti i popoli […] la voce della natura”. Nella scolastica medievale la legge di natura era di origine divina in quanto tutto era stato creato da Dio, mentre per il giusnaturalismo moderno era necessario slegarsi dalla teologia, dall’esperienza, dalla storia e dalla tradizione, ritenendo che i popoli potevano anche fallire ma la ragione no.
In quest’epoca con il giurista e filosofo Grozio prese infatti piede quello che viene definito giusnaturalismo moderno, secondo il quale il diritto naturale e la ragione bastavano da soli a fondare la giustizia e non si necessitava di ricorrere alla teologia (scolastica medievale), al costume e alle tradizioni (concezione classica del diritto naturale).
I diritti soggettivi quali ad esempio la vita, la libertà, l’onore e la proprietà venivano dedotti da una serie di doveri naturali come rispettare la proprietà e le promesse, restituire i beni che non ci appartenevano e sottostare alle pene meritate.
Il giusnaturalismo razionale moderno offrì ottime argomentazioni ai programmi politici delle Rivoluzioni, prima fra tutte quella inglese, fornendo però anche uno strumento per permettere alle classi borghesi di emergere e di piegare il concetto di libertà di impresa e tutela della proprietà per i propri fini.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui