L’epoca delle rivoluzioni: la Rivoluzione Inglese e i diritti umani
L’epoca che va dalla rivoluzione americana ai giorni nostri prende spesso il nome di “età dei diritti”, in cui si assiste ad un cambio di prospettiva e ad un’attenzione maggiore sia verso i diritti sia verso i doveri dell’uomo.
Certamente questi mutamenti furono causati da una visione sempre più umanistica e cosmopolita, dall’esigenza della classe borghese di limitare il potere politico, dallo sviluppo del costituzionalismo con la richiesta di carte a riconoscimento di antiche libertà e di condivisione della sovranità. In questo scenario prese piede l’ideologia liberale e nacque lo Stato moderno basato sul costituzionalismo con lo scopo di proteggere le libertà e i diritti del singolo.
Lo scenario dell’Inghilterra pre-rivoluzione
L’Inghilterra della prima metà del Cinquecento era un territorio diviso da profondi contrasti, da un lato l’esigenza di costruire un potere centrale, un esercito e una burocrazia come stava accadendo anche in altri stati dell’Europa, dall’altro una forte resistenza contro questa centralizzazione di poteri nelle mani della monarchia.
A questi conflitti si univa anche lo smantellamento del feudalesimo e la nascita di una forte borghesia rurale, nonché una profonda lotta religiosa fra la Chiesa Anglicana con a capo il re e i Puritani (movimento nato nel XVI secolo e confluito poi nel Calvinismo). I Puritani erano a loro volta divisi in Presbiteriani, i quali pensavano che fosse necessario rimanere nella Chiesa Anglicana e farla aderire al Calvinismo, e Indipendenti i quali ritenevano che la chiesa dovesse essere separata dallo Stato.
Tappe della Rivoluzione Inglese in breve
I contrasti più gravi emersero durante la monarchia di Carlo I Stuart.
I passaggi che portano l’Inghilterra da monarchia a repubblica puritana a monarchia costituzionale con nuove libertà e nuovi diritti per il popolo possono essere riassunti in questo modo:
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Con la Petition of Rights del 1628 il Parlamento aveva ottenuto alcune concessioni relative alla libertà del popolo (basate sulla Magna Charta del 1215) in cui si prevedeva che l’imposizione fiscale dovesse essere approvata e che i reati andassero giudicati da un giudice precostituito e indipendente, ma successivamente a questo momento non era poi più stato convocato fino al 1640. Carlo I manifestò l’esigenza di governare senza convocare il Parlamento e senza i limiti previsti.
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Nel 1640 il Parlamento decise di riunirsi in sessione permanente in nome delle antiche libertà degli Inglesi. Questo conflitto portò ad una Guerra Civile che durò dal 1642 al 1649 tra chi sosteneva la monarchia e i seguaci parlamentari capitanati da Cromwell.
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Lo stesso esercito rivoluzionario non era compatto al proprio interno e si divideva fra Indipendents, borghesi e commercianti che proponevano il voto ai soli proprietari, e Levellers che combattevano per i diritti naturali (vita, proprietà, libertà), lo Stato laico, la libertà commerciale e una repubblica democratica che allargasse il voto anche ai ceti popolari.
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Nel 1646 Carlo I venne imprigionato e si iniziò a progettare il futuro dell’Inghilterra. I Levellers diffusero l’Agreement of the People, il programma democratico contro gli Indipendents di Cromwell, ma vennero presto sconfitti.
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Il suffragio universale promosso dai Levellers, basato sulla teoria dei diritti naturali, metteva in discussione la proprietà privata perché non esistente in natura, per questo il diritto di voto venne concesso solo ai proprietari.
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Nel 1649 Carlo I fu decapitato dopo essere stato giudicato da un tribunale istituito dai sudditi. Questa circostanza rappresentò una rivoluzione in quanto mise in discussione il concetto paternalistico di monarchia. La monarchia venne abolita, così come la Camera dei Lords e la Chiesa d’Inghilterra.
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L’Inghilterra divenne una repubblica puritana e Cromwell rimase Lord Protettore fino al 1658, anno della sua morte.
La Glorious Revolution
Nel 1660 l’esercito e i giudici autorizzarono nuovamente la monarchia Stuart in Inghilterra.
Giacomo II e poi Carlo II tentarono di far tornare il potere monarchico e riaprirono il conflitto fra monarchia, episcopato, Parlamento ed esercito, questa volta senza le masse e senza spargimenti di sangue. Il Parlamento nel 1688 consegnò la Corona a Maria, la figlia di Giacomo II, e al marito Guglielmo d’Orange-Nassau.
E’ la svolta che prende il nome di Glorious Revolution, la “libertà degli inglesi” con la quale nacque il modello della monarchia costituzionale a cui si ispireranno i riformatori europei e americani.
Nel 1689 venne quindi emanato il Bill of Rights con il quale la sovranità nazionale vinceva su quella del re per diritto divino, una figura ormai sottoposta alla legge. Il Parlamento doveva controllare l’esercito e le finanze, si riconosceva la libertà di parola, di petizione e di voto e, con il Tolerancy Act, anche la libertà di culto ai protestanti non anglicani.
In quest’epoca in tutta Europa si riscoprirono idee classiche come la sovranità popolare, l’uguaglianza, la cittadinanza e con il rafforzamento della borghesia e l’affacciarsi dell’economia di mercato iniziò a svilupparsi una società sempre più aperta.
La libertà degli inglesi fu di ispirazione anche per gli intellettuali, i politici e altri stati in Europa e America. Nonostante la libertà di cui si parli non sia ancora quella della Rivoluzione francese, vi sono alcuni aspetti da sottolineare in questa libertà inglese:
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la tolleranza religiosa e la libertà di stampa e di pensiero
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il diritto a non essere arrestati arbitrariamente (già in Magna Charta, Petition of Rights e Habeas Corpus Act)
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il costituzionalismo (limitare i poteri del monarca separando i poteri per salvaguardare le libertà individuali)
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui

