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La Rivoluzione Francese e i diritti fondamentali

La Rivoluzione Francese e i diritti fondamentali

La rivolta contro la monarchia francese occupò un decennio, dal 1789 al 1799, nell’arco del quale gli sconvolgimenti politici, culturali e a livello sociale furono notevoli al punto da definire nuovi assetti politici e ispirare le epoche successive.

Le cause che portano alla Rivoluzione francese sono diverse, prima fra tutte la grave crisi finanziaria che aveva colpito da diverso tempo la Francia e trovava origini nelle spese per la Guerra d’America, nella grave siccità e nei problemi alla produzione agricola e industriale che avevano diffuso disordini in tutto il paese. La popolazione inoltre era fortemente contraria a Maria Antonietta, troppo legata all’Austria, e nutriva un malcontento crescente nei confronti di una tassazione troppo elevata, tutta a carico del Terzo Stato (circa il 98% della popolazione) con minime ripercussioni su nobili e clero.

Tappe della Rivoluzione francese in breve

Le fasi della Rivoluzione francese e dell’affermazione dei diritti fondamentali possono essere così riassunti:


 
 
La Dichiarazione dei diritti del 1789

La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino fu quindi un documento approvato durante la Rivoluzione Francese, in seguito alla presa della Bastiglia e alla rivolta che portò al declino dell’assolutismo monarchico e alla fine del potere feudale.

La Dichiarazione si compone di 17 articoli, premessi anche alla Costituzione del 1791 per spiegare le ragioni della contestazione dell’Ancien Régime e per giustificare l’abolizione della monarchia assoluta.

Con il motto liberté, égalité, fraternité, la Dichiarazione fu di ispirazione a tutte le costituzioni moderne, promuovendo diritti fondamentali quali la libertà personale e politica, l’uguaglianza e la fratellanza sia come sentimento cosmopolita che come solidarietà. Il documento si basa sul giusnaturalismo e sull’esistenza di diritti naturali a prescindere dallo Stato, anche se l’ordinamento che ne segue è fondato sul positivismo di matrice illuministica.

Come per la Dichiarazione di Indipendenza americana, si afferma che ogni associazione politica ha lo scopo di tutelare i diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo (cioè che non si estinguono) e sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.

Capisaldi della dichiarazione sono il concetto di popolo sovrano, il governo rappresentativo, la separazione dei poteri, la libertà di opinione e di stampa e l’eguaglianza giuridica.

Negli anni seguenti vennero proposti altri modelli di Dichiarazione.

 
 

Le Dichiarazioni del 1793 e del 1795

La seconda versione, del 1793 era legata più al modello americano e alle idee dei Girondini con a capo Robespierre, artigiani e proprietari terrieri che sostenevano la democrazia diretta e una repubblica centralizzata.

La terza invece era più vicina ai Giacobini (mai entrata in vigore) e si ispirava agli ideali di Rousseau, affermando che l’eguaglianza era un diritto, veniva introdotto il suffragio universale, la schiavitù veniva abolita e la felicità era il fine sociale che lo Stato doveva garantire assicurando lavoro, istruzione pubblica e assistenza.

Per i Giacobini il modello era quello di una democrazia delegata e si auspicava ad un decentramento amministrativo.

Concluso il regime giacobino nel 1795, la dichiarazione diventò più moderata e liberale e andò a coinvolgere anche la Costituzione. Venne eliminato il concetto di eguaglianza naturale, ai diritti si affiancarono i doveri, la proprietà è considerata alla base dell’ordine sociale e venne reintrodotto il suffragio censitario, con il mantenimento della schiavitù nelle colonie.

 

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui