Diritti civili e politi: la libertà degli antichi e la libertà dei moderni
La libertà nel mondo moderno si lega in modo significativo al tema dell’eguaglianza, in base alla quale siamo tutti uguali davanti alla legge e non devono configurarsi situazioni di discriminazione né positive né negative (vedi art. 1 Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo)
Gli uomini sono quindi liberi e uguali in quanto dotati di ragione e di coscienza, perciò debbono obbligatoriamente agire con spirito di fratellanza.
Il concetto di libertà in senso moderno però è da sempre un tema dibattuto: ognuno infatti è responsabile dei propri comportamenti, non si può prevedere cosa farà in una data circostanza ed ha la possibilità di scegliere. Tuttavia la libertà in un certo senso è limitata in quanto è il diritto di agire nel modo in cui si preferisce ma rispettando le leggi.
Benjamin Constant: un confronto fra la libertà degli antichi e dei moderni
Il tema della libertà è stato colto perfettamente dal liberale francese Benjamin Constant che in un discorso alla Sorbona nel 1819 esaminò le differenze tra lo Stato moderno e la democrazia diretta nell’antica Atene.
La libertà degli antichi si basava sui seguenti punti:
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la democrazia ateniese, con le parole di Pericle, era un potere che spettava alla maggioranza e di fronte alle leggi gli uomini erano tutti pari. Il sistema e il potere del popolo però era tenuto in vita dall’esistenza della schiavitù e dalla sottomissione di chi non era cittadino.
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il controllo sociale sul singolo cittadino ad Atene era elevatissimo
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la democrazia ateniese è una sorta di dittatura della maggioranza dell’assemblea. Secondo Constant la libertà era maggiormente rispettata a Roma la quale con la costituzione mista dava il potere ai ricchi.
La libertà dei moderni può essere invece intesa come:
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autonomia economica e giuridica del singolo da interferenze da parte delle istituzioni pubbliche (concetto liberale, ispirato alla libertà degli inglesi)
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partecipazione alla democrazia, come dovere e non solo diritto (concetto repubblicano, ispirato dalla visione classica, alla città-Stato e ai comuni). Questo modello era particolarmente caro ai Giacobini, imposto spesso con violenza e definito da alcuni, come ad esempio da Constant, utopistico: sottoporre il cittadino al volere generale, farlo partecipare alla vita politica perché controllasse i propri capi determinava solo un clima di terrore.
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libertà è essere sottoposti solo alle leggi e non alla volontà arbitraria di altri, e poter esprimere la propria opinioni, scegliere il proprio lavoro, disporre della proprietà, unirsi con altri per culto o interessi, esercitare un’influenza sulle amministrazioni del governo nominando tutti o alcuni funzionari.
Confrontando la libertà dei moderni con quella degli antichi si possono scorgere quindi diversi aspetti contrapposti e non è possibile tornare a quella libertà (come affermato anche da Hobbes) o assumere le istituzioni del mondo classico senza per questo anche accettare alcune conseguenze come la schiavitù che offre tempo e risorse economiche ai cittadini o l’annullamento della libertà del singolo.
Meglio quindi, sempre secondo Constant, permettere ai cittadini di esercitare la sovranità popolare solo votando, cioè delegando il proprio potere invece di esercitarlo
in prima persona e in modo diretto.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli.
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