La positivizzazione dei diritti fondamentali: la Legge del Paradiso

Nel percorso di ricerca delle origini dei diritti umani e delle libertà “La Legge del Paradiso” assume una particolare importanza.

Si tratta di uno statuto emanato dal Comune di Bologna nel 1257 con il quale si aboliva la servitù. Già altri comuni italiani prima di Bologna si erano mobilitati nei confronti del riscatto collettivo dei servi, come Assisi nel 1210 e Vercelli nel 1243, mentre in Francia per un provvedimento del genere si dovette attendere ben il 1789.

Nello statuto, il Liber Paradisus, veniva riportata la lista ufficiale dei quasi seimila servi riscattati dai loro padroni a spese del comune. L’argomentazione prende spunto da Ulpiano, dal Decretum Gratiani, e anche dalla Bibbia e ricorda il fatto che in origine gli uomini nello stato di natura o nell’Eden erano liberi e uguali (vedi filosofia cinico-stoica), poi caddero in tentazione e divennero schiavi del diavolo. Combattere la schiavitù perciò era fondamentale in quanto questa era stata introdotta con il diritto delle genti e non risultava affine alla natura.

L’idea di un Eden dove gli uomini erano liberi e uguali fra di loro ricorre spesso nella letteratura del tempo e fino all’età moderna, animando sentimenti umanitari e legati alla filosofia cinico-stoica.

In questo modo il Comune, sviluppando un ragionamento di tipo teologico e riscattando la libertà per denaro, riportò sebben in scala locale le condizioni del Paradiso sulla terra bolognese ponendo le condizioni per una diffusione degli ideali di uguaglianza.

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui