La dittatura di Silla nella tarda Repubblica

 

Gli eventi che portarono Silla a dittatore

Lucio Cornelio Silla diventò console nell’88 a.C.. Lo scontro con il tribuno Sulpicio Rufo gli costò però la revoca del potere sulle truppe concesse per la guerra contro Mitridate per affidarle a Mario che in quella situazione avrebbe assunto il comando delle legioni come privato pro praetore. L’episodio coinvolgeva non solo due consoli ma due fazioni opposte: quella degli ottimati vicini alla nobiltà e quella dei popolari.




 

Silla decise di marciare su Roma costringendo Mario a rifugiarsi in Africa, facendo votare al Senato un senatusconsultum ultimum contro di lui e portando così ad un periodo di restaurazione violenta del potere della nobilitas.

In questo modo Silla si propose di ripristinare la costituzione repubblicana, ma allo stesso tempo creò una rottura della legalità in favore di un potere dispotico che apriva le porte alla nuova monarchia di Stato.

Nel 87 a.C. Silla si allontanò da Roma per la marcia contro Mitridate e lasciò il potere ad Ottavio e Cinna. Fu un periodo di lotte e di confronti militari tra consoli che portò di nuovo al potere Mario che, entrato a Roma, uccise Ottavio. I nuovi consoli nel 86 a.C. furono Mario e Cinna. In seguito con la morte di Mario rimase solo Cinna.

Nel frattempo Silla aveva sconfitto Mitridate e nel 82 a.C. ritornò a Roma facendo strage degli avversari e confiscando i beni anche dei cittadini del tutto estranei per ripartirli tra i sostenitori. In questo periodo la proprietà privata, fino ad allora più protetta, diventò insicura.

In mancanza di consoli si aprì quindi la fase dell’interregnum ma, invece di indire nuove elezioni e nominare nuove magistrature, si propose una legge per nominare Silla dictator legibus scribundis et republicae costituendae senza limiti di tempo.

 

Poteri acquisiti da Silla

Silla acquisì poteri di vita e di morte, confisca e redistribuzione delle terre, direzione politica estera, nomina magistrati ed emanazione delle leggi.

L’uomo nuovo Silla si configurava quindi più come un rex che non come un magistrato repubblicano, cumulando magistrature come ad esempio quella di dittatore e console. Con l’attribuzione da parte del Senato del soprannome Felix (sostenuto dalla Dea Fortuna) la sua autorità assunse inoltre caratteri religiosi e iniziò a crearsi una sorta di culto della personalità a sfondo religioso, aspetti nuovi per la cultura repubblicana romana.

 

Provvedimenti contro tribunato e plebei

Silla emanò dei provvedimenti sia contro il tribunato che nei confronti dei concili plebei che possono essere riassunti nei seguenti punti:

  • vietò di presentare proposte di plebiscito senza approvazione del Senato

  • sottrasse l’elezione dei magistrati ai comizi tributi e la permise solo ai comizi centuriati

  • abolì le frumentationes

  • vietò di diventare tribuno se non si era già senatore

  • abolì il veto tribunizio

  • vietò l’iterazione del consolato prima di dieci anni

  • riformò la Lectio Senatus decidendo che tutti gli ex-magistrati sarebbero diventati Senatori

  • divise l’imperium in politico e militare: ai consoli l’imperium domi (cioè non il comando delle armate ma solo il potere sul territorio italico) e ai promagistrati l’imperium militae

  • rese la giurisdizione penale più incisiva con nuovi crimini e la creazione di nuove quaestiones controllate dalla nobilitas

  • portò il Senato a 600 membri integrando gli equites

Silla non nascose mai la sua intenzione di ripristinare il potere del Senato e dell’aristocrazia, ma la sua era più una missione temporanea e funzionale allo scopo, perciò decise di ritirarsi nel 80 a.C. rinunciando ai suoi poteri.

Negli anni successivi si assistette ad una ripresa del partito dei popolari che posero fine alle restrizioni di carriera per i tribuni e alle limitazioni dei poteri introdotte da Silla, eliminando la competenza esclusiva della nobilitas sulle giurie criminali e spartendola con gli equites e i tribuni aerarii.

In ogni caso, lo scenario era ormai cambiato e non si reggeva più su presupposti repubblicani. Uomini nuovi cercavano di affermare il proprio potere e la fase Repubblicana poteva dirsi conclusa per consenso comune e per precisa rinuncia all’idea di una libertà repubblicana non più sostenibile né per gli optimates, preoccupati di nuove leggi agrarie, né per i populares sottoposti da sempre alla supremazia dei senatori.

 

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui