La concezione antropologica di Aristotele
Il filosofo greco Aristotele vissuto tra il 384 e il 322 a.C. riteneva che l’umanità fosse ordinata gerarchicamente.
La società in cui viveva, sebbene venga ritenuta ispiratrice del concetto di democrazia moderna, era fortemente maschilista, patriarcale e schiavista. Non tutti gli abitanti delle polis godevano di pari diritti, erano eguali davanti alla legge (isonomia) e partecipavano con le stesse possibilità alla vita della città (isegoria), prendendo la parola durante le assemblee cittadine.
Nella Grecia classica del V° secolo a.C. non si parlava di eguaglianza in senso universale perciò la teoria dei diritti umani non é applicabile a questo tipo di società.
L’uomo veniva disposto in una scala gerarchica che dagli Dei andava agli animali, dove il maschio greco rappresentava il modello ideale.
La funzione superiore che distingueva l’uomo per Aristotele era l’intelletto, la capacità razionale che gli permetteva di comandare.
Le donne venivano considerate meno dotate di intelletto, non facevano infatti parte dei cittadini soldato della polis, non andavano in guerra e non possedevano saggezza politica. Aristotele non concedeva alla donna nemmeno il potere di riprodurre la specie, attribuendolo invece all’uomo. Con gli animali l’uomo condivideva la facoltà sensitiva.
La concezione antropologica di Aristotele quindi non si basava su un’eguaglianza aritmetica ma geometrica, in altre parole i beni andavano distribuiti in base alla dignità di ognuno. Servi, schiavi, donne e stranieri erano inferiori al modello ideale quindi non godevano di pari diritti. Gli schiavi ricoprivano le stesse funzioni degli animali domestici, erano oggetti di proprietà, strumenti animati e obbligati a svolgere delle attività. La loro condizione di lavoratori manuali permetteva agli uomini greci di dedicarsi alla politica e alla cultura. Ben diversa era la concezione dello schiavo presso i Romani, che prevedevano una liberazione con conseguente status di cittadino.
Secondo Aristotele, e ancor prima secondo Ippocrate, gli stranieri e i barbari erano inferiori a causa dell’effetto che il clima esercita sulle loro capacità e caratteristiche, determinando delle mutazioni ereditarie. Grazie al tipo di clima i Greci si ritenevano sia coraggiosi che dotati di intelligenza e questo avrebbe permesso loro di condurre meglio il mondo.
Chissà cosa penserebbe oggi Aristotele considerando l’attuale andamento economico, politico e sociale della Grecia, probabilmente rivedrebbe alcune delle sue tesi.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli.
Il volume è utilizzato attualmente anche come libro di testo a livello universitario e rappresenta un importante studio sull’evoluzione del diritto Europeo, approfondendo la tradizione romanista, dalle origini di Roma alla giurisprudenza pontificale, dalla costituzione repubblicana al processo criminale delle quaestiones fino alla Compilazione Giustinianea.