La Chiesa e i diritti umani
L’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei diritti umani ha visto nel tempo posizioni differenti, in alcuni casi più o meno apertamente schierate a favore dei deboli e degli oppressi in altre contrarie ai movimenti dei lavoratori e al liberalismo.
A partire dalla Rivoluzione Francese le condanne alla modernità e a tutto ciò che comportava furono numerose in quanto il clero non riusciva a realizzare che il nuovo ordine sociale e le istituzioni, comprese quelle che lo riguardavano, non avevano carattere sacro ma derivavano dalla storia. Gli stessi diritti umani sembravano mettere in discussione i “diritti di Dio”, la libertà di pensiero avrebbe potuto diffondere idee contrarie al potere spirituale, mentre lo Stato moderno avrebbe certamente preso il controllo della società.
Alla base delle correnti liberaldemocratiche del resto vi era una concezione razionalista e individualista difficile da accettare per la Chiesa, al punto che Gregorio XVI in un’enciclica del 1832 condannò i diritti umani e nello specifico la libertà di coscienza e quella di stampa. Anche Pio IX nel 1864 ribadì gli errori della civiltà moderna e fra questi citò anche la democrazia.
Con la Rerum Novarum di Leone XIII si procedette invece ad una rilettura e alla nascita della dottrina sociale della Chiesa in senso moderno con al centro l’esigenza di difendere la dignità dell’uomo e i suoi bisogni fondamentali.
La posizione della Chiesa nei primi anni del ‘900
Intorno agli anni Venti e Trenta del Novecento le preoccupazioni derivate dall’espansione del totalitarismo portato dal comunismo avvicinarono la Chiesa ai movimenti reazionari, come Nazismo e Fascismo, nonostante il culto del dittatore e dello Stato non fossero visti di buon occhio e questi regimi limitassero l’associazionismo cattolico. Le preoccupazioni della Chiesa divennero più fondate con l’avvento delle leggi razziali, soprattutto in Germania e in due nuove encicliche del 1937 Pio XI respinse ogni forma di razzismo, affermando inoltre il diritto per le famiglie di professare la loro fede e di vivere secondo i precetti religiosi.
La Chiesa e i diritti umani prima e dopo la seconda guerra mondiale
Complice la perdita del potere spirituale, a cavallo della seconda guerra mondiale la Chiesa tornò ad occupare il posto di guida. Con Pio XII la condanna verso i regimi e le leggi razziste fu sempre più dura e nel famoso messaggio di Natale del 1942 si affermò che lo Stato di Diritto era fondamentale per la realizzazione dei diritti umani intesi anche come sicurezza giuridica.
Due anni più tardi sempre Pio XII si espresse poi a favore della democrazia affermando che “la forma democratica di governo apparisce a molti come un postulato naturale imposto dalla stessa ragione”. Se in Germania e Italia vi fossero stati governi di tipo rappresentativo si sarebbe infatti evitata la guerra. Quindi, a fronte del grave conflitto che aveva coinvolto tutti i paesi, la Chiesa si aspettava la nascita di un ordinamento sovranazionale (ONU) con una dichiarazione dei diritti dell’uomo.
In questo modo la Chiesa diventò una delle forze più significative per la tutela dei diritti umani al punto da aderire ai valori della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo poiché questi confermavano gli insegnamenti religiosi. Nell’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII la tutela dei diritti umani fu specificata come necessaria per la pace e vennero elencati una serie di diritti (come ad esempio istruzione, libertà di movimento e di emigrazione, lavoro…) e di doveri fondamentali.
Il potere politico doveva essere funzionale al bene collettivo e lo Stato avrebbe fatto bene a tenere separati i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.
Queste basi furono il terreno per far convergere giusnaturalismo e interessi cristiani, per legare la Chiesa alle idee democratiche. I diritti umani infatti corrispondevano all’etica naturale e potevano contribuire a promuovere la dignità umana.
Anche i pontefici successivi (Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) confermarono questa visione della Chiesa, tanto che la tutela dei diritti umani è diventata un presupposto di intesa fra credenti e non credenti.
Ciononostante Giovanni Paolo II nel 1991 volle porre l’accento su una visione più teocentrica, affermando che i diritti di Dio vengono prima di quelli dell’uomo e gli aspetti spirituali sono superiori a quelli materiali della vita. Lo stesso fece Benedetto XVI nel discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ricordando che i diritti riconosciuti nella Dichiarazione “si applicano ad ognuno in virtù della comune origine della persona, la quale rimane il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia. Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà”.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui