Il processo criminale e la provocatio ad populum nella Roma Repubblicana.
La società romana in epoca repubblicana prevedeva poche fattispecie di reato poiché in questo campo veniva lasciata grande libertà decisionale al magistrato, il capo politico che valutava l’effettivo pericolo per la comunità e, grazie al potere conferitogli con l’imperium, stabiliva la pena.
La repressione criminale non faceva parte delle materie di diritto per i romani ed erano pochi crimini per i quali era stabilita una pena.
Come funzionava la provocatio ad populum
Il potere del magistrato poteva però essere contrastato con l’istituto della provocatio ad populum, in altre parole ricorrendo al popolo per ottenere un vero processo in materia capitale. Si trattava di una garanzia costituzionale essenziale per la libertas repubblicana che anche le XII Tavole riportarono come prassi obbligatoria.
Nonostante vi siano diverse ricostruzioni relative alla data di introduzione di questo strumento, si ritiene che la prima forma di provocatio ad populum fosse la sfida ai duoviri perduellionis, ma solo con la legge Valeria del 300 venne affermata ufficialmente come obbligatoria e non facoltativa.
Anche le leges Porciae verso la metà del II secolo garantirono questa prassi anche prima della fustigazione e inoltre affermarono la possibilità per il cittadino di appellarsi al popolo anche durante una campagna bellica e non solo all’interno del pomerio.
Il processo criminale
Con lo strumento del ricorso al popolo l’attività del magistrato (tribuni della plebe, questori o edili) fino alla convocazione dell’assemblea era una semplice fase di indagine.
L’istruttoria si svolgeva in tre udienze pubbliche dove anche il popolo partecipava: la prima per pronunciare l’accusa, la seconda volta all’interrogatorio e all’esame delle prove, mentre nella terza avveniva l’arringa difensiva e il decreto del magistrato.
Se dal decreto emergeva un rinvio a giudizio veniva convocata subito l’assemblea che si pronunciava approvando o respingendo la richiesta del magistrato.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli, il libro è disponibile anche usato qui.