Il cosmopolitismo nella Grecia classica
La Grecia ai tempi di Aristotele era organizzata in una scala gerarchica, dove l’uomo greco rappresentava l’ideale e, pur essendo inferiore agli Dei, grazie all’intelletto emergeva rispetto a schiavi e animali in quanto capace di organizzare razionalmente la realtà e di modificare l’ambiente con la tecnica.
A partire dal V° secolo a.C. con la nascita delle istituzioni democratiche i Sofisti iniziarono ad interrogarsi sui grandi cambiamenti a livello sociale, morale, etico e politico che la loro società stava vivendo. Le norme positive della polis sembravano scontrarsi contro le regole naturali violandole. Secondo alcuni sofisti, in linea con il diritto naturale, infatti gli uomini erano accomunati da una naturale eguaglianza derivata dalla loro costituzione fisica.
Altri studiosi dell’epoca ritenevano invece gli uomini diseguali secondo natura, intendendo la società come costituita da deboli e forti.
Una delle idee che avvicinava tutti i Sofisti era racchiusa nel relativismo antropocentrico ben rappresentato da Protagora con l’espressione “l’uomo è misura di tutte le cose”. In questo senso anche le leggi venivano concepite come un’invenzione dell’uomo, non espressione di verità assolute ma nate da convenzioni.
La struttura della polis non permetteva certo la diffusione di ideali umanitari ma intorno al V° e IV° secolo prese sempre più piede un senso di filantropia (amore per l’uomo) e una spinta ad agire in favore della propria città, sentimenti civici ancor più condivisi quando l’espansione della monarchia macedone mise in discussione gli equilibri della polis.
I desideri espansionistici di Alessandro Magno (356-323 a.C.) avvicinarono la Grecia ad un nuovo ideale politico: uno Stato multietnico e universale. Il modello della polis di fronte ad un impero che integrava diverse popolazioni, culture e realtà commerciali da Est ad Ovest sembrava ormai troppo limitato e sulla spinta di tali cambiamenti il cittadino greco iniziò a sviluppare una nuova visione di se stesso, prima kosmopolites poi ateniese o spartano.
Il cosmopolitismo era un concetto già noto nella Grecia di quel tempo. Già Democrito riteneva che il mondo fosse un’unica grande città e allo stesso tempo i saggi cinici aspiravano all’abolizione della proprietà privata, del potere, dei bisogni individuali e dei conflitti, in nome di un ideale ugualitario.
Nonostante i cinici fossero degli anarchici, quello che li legava era un sentimento di appartenenza agli altri uomini, la percezione di far parte di una grande cosmopolis che andava oltre la polis.
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