Il concetto di persona nella filosofia stoica
La monarchia macedone e l’istinto espansionistico di Alessandro Magno hanno contribuito ad aprire i confini della polis, facendo sentire i cittadini greci non più solo appartenenti alla polis ma ad una realtà ben più grande, una cosmopolis. Si aprirono così nuove prospettive, legate ad uno Stato retto da una legge universale, uno Stato multietnico sulla scia di Democrito che aveva definito il mondo una sola grande città.
Anche i Cinici portarono all’estremo queste argomentazioni, sostenendo la necessità di allontanarsi dai valori cittadini e di ritornare alla natura, alla soppressione dei bisogni individuali in favore di una società egualitaria senza proprietà e conflitti.
Il modello cosmopolitico si diffuse nel mondo antico anche e soprattutto grazie agli stoici, primo fra tutti Zenone (336-264 a.c.). Gli stoici erano dotati di un’atteggiamento illuminato nei confronti degli altri popoli e delle classi ritenute inferiori, agivano per raggiungere la libertà morale interiore e si facevano promotori di un senso di dignità umana basata su una concezione panteista (universo è permeato da Dio).
Il concetto di persona nella filosofia stoica parte dal presupposto che gli uomini prendono parte ad un ordine naturale, sono tutti sottoposti ad un destino comune e hanno in loro una parte della ragione universale che regola il mondo.
Nella natura infatti si possono trovare delle norme universali che necessariamente devono imporsi su quelle egoiste dello Stato (diritto positivo). Gli uomini partecipano allo stesso mondo all’ordine della natura e pur essendo dotati di una personalità contraddittoria e composita, hanno in loro una grande capacità: l’empatia, fondamento della società che permette loro di riconoscersi gli uni gli altri.
Anche presso la cultura romana si diffusero i concetti del cosmopolitismo stoico e filosofi come Cicerone iniziarono a riflettere sull’idea greca della filantropia e dell’amore verso l’uomo.
Per Cicerone gli uomini sono cittadini del mondo, fanno parte di una società universale, condividono l’uso della ragione e il linguaggio e hanno in loro una legge morale e naturale che fa da fonte al diritto positivo. Anche Seneca condivideva questo ideale universalistico.
Nonostante la società romana fosse classista, si diffuse l’idea che ognuno era una persona con dei doveri imposti dalla natura a prescindere dalla nazionalità e dalla condizione. Il concetto di persona viene ripreso dal teatro, dove i diversi attori indossavano una maschera e prendevano parte ad un ruolo. Lo stesso avveniva nella vita reale, dove ognuno doveva recitare il proprio ruolo al meglio, guidati da un regista che è Dio. Nell’essenza gli uomini sono tutti uguali ma “recitano” ruoli diversi, lo schiavo, lo zoppo, la prostituta, il capofamiglia ecc…
Il termine persona inizia a diffondersi nel I secolo a.C. ad opera di giuristi e filosofi, intendendo l’individuo e non il suo stato giuridico.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui