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I diritti delle donne e i movimenti femministi

I diritti delle donne e i movimenti femministi: dalla discriminazione, al femminismo liberale fino alla parità.

La discriminazione delle donne è un fenomeno purtroppo radicato e capillare, considerato naturale in alcune culture anche in epoche recenti e fondato sulla convinzione maschilista che il genere maschile sia superiore e debba godere di privilegi, poteri e risorse in più.

Tuttavia a partire dal 1700 iniziarono a diffondersi alcune voci femministe decise a ribaltare un ordine prestabilito da secoli e a far cessare la condizione della donna relegata a schiava o serva. Fra le più rappresentative la scrittrice inglese Mary Astell e la francese Olympe de Gouge che, dopo la morte del marito, entrò nella Societé des amis des noirs, partecipò alla Rivoluzione e si unì al movimento dei Girondini.

Le rivendicazioni di parità fra uomo e donna le costarono la ghigliottina nel 1793 dopo aver affermato i diritti naturali delle donne in un documento nominato Progetto di Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina che riprendeva al femminile la Dichiarazione del 1789. In questo documento si sosteneva che, poiché la donna si dava da fare attivamente in tutte le incombenze anche le più faticose, allora doveva allo stesso modo degli uomini essere coinvolta negli impieghi e nelle cariche sociali.

 

Movimenti per i diritti delle donne in Francia e Inghilterra

In Francia, mentre i Girondini avevano accolto la richiesta delle donne di arruolarsi, i Giacobini e i Termidoriani non videro di buon occhio i nuovi movimenti femministi e obbligarono le militanti politiche a ritornare a casa, vietando loro sia di riunirsi che di manifestare.

In Inghilterra in quegli anni Mary Wollstonecraft riuscì invece a farsi strada con un testo in cui si chiedeva il diritto all’istruzione per le donne, e allo stesso tempo alcuni uomini illuminati fra i quali John Stuart Mill iniziarono a partecipare al dibattito sia in Inghilterra che negli Stati Uniti.

I movimenti in favore dei diritti delle donne, che partecipavano anche alla lotta contro la schiavitù, si affiancarono al fenomeno del Revivalism dei primi decenni dell’Ottocento. Questo Grande Risveglio era pensato come necessario affinché i credenti prendessero coscienza dei loro valori superando fenomeni quali la schiavitù, la discriminazione e la prostituzione.

La società del tempo infatti richiedeva una riforma morale, meglio se conformata alla sensibilità della madre di famiglia americana.

 

La manifestazione di Seneca Falls (USA)

Il 1848 fu un altro anno fondamentale per i diritti delle donne. A Seneca Falls si tenne la prima manifestazione politica di donne dopo la Rivoluzione francese. Il tema principale era l’abolizione della schiavitù e a convocarla furono Amy Kirby Post e la quacchera Lucretia Mott che riuscirono con questo atto ritenuto audace a scuotere la società americana. In quella sede si affermò che l’uomo non era tiranno per natura, ma il potere e il consenso lo avevano reso quello che era, mentre per quanto riguarda le donne a queste dovevano essere riconosciuti pari diritti.

A Seneca Falls si firmò una Dichiarazione di Sentimenti, siglata anche da alcuni uomini. Con questo evento le donne si sentirono autorizzate a ribellarsi contro le discriminazioni e a pretendere pari diritti: fu l’avvento del femminismo liberale.

 

Il diritto di voto alle donne e la parità

Le lotte inizialmente furono soprattutto per il suffragio universale, fra la fine dell’Ottocento e la I Guerra Mondiale. In Inghilterra il movimento era guidato dalle suffragette guidate da Millicent Fawcett e dalla più radicale Women’s Social and Political Union di Emmeline Pankhurst.

La Repubblica di Corsica concesse per prima il diritto di voto alle donne non sposate nel 1755 sulla scia delle idee Illuministe, successivamente in Finlandia nel 1906, in Gran Bretagna nel 1918, dove potevano già votare a livello comunale dal 1869, e nel 1920 negli Stati Uniti.

Con il Married Women’s Property Act del 1882 in Inghilterra le donne poterono finalmente disporre dei propri beni, diritto garantito dalla Francia nel 1915.

I movimenti per l’emancipazione delle donne seguirono due filoni principali, uno liberale legato alla richiesta di suffragio universale e di eguaglianza giuridica, e uno più socialista e operaio. L’8 marzo è il giorno simbolo delle lotte per l’emancipazione femminile e ricorda la strage del 1908 in una fabbrica di New York durante uno sciopero in cui 129 donne chiedevano maggiori diritti sul lavoro.

In Italia alle donne furono riconosciuti i diritti civili nel 1919 mentre il diritto di voto arrivò nel 1945. La parità sul lavoro venne però riconosciuta solo nel 1977.

A livello internazionale la Convenzione di Ginevra per la repressione della tratta delle donne e dei fanciulli del 1921 indicò la donna come soggetto più debole, bisognoso di tutele, mentre l’ONU dopo la Seconda Guerra Mondiale istituì un’apposita commissione a cui seguirono dichiarazioni e convenzioni per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione femminile, nella società e nella politica.

 

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui