Giusnaturalismo seicentesco, illuminismo, Scuola Storica e tradizione romanistica
Il Giusnaturalismo seicentesco fu una corrente di pensiero, con esponente Ugo Grozio, che metteva in discussione la tradizione italiana e richiedeva di rivedere in modo razionale il diritto.
Si riteneva infatti che il diritto romano avesse il merito di rispecchiare un diritto razionale, universale ed eterno, con al centro l’uomo, la proprietà privata, i diritti soggettivi e il commercio, ma allo stesso tempo andava depurato, riordinato e riscritto in modo coerente. Anche i problemi giuridici, secondo il giusnaturalismo seicentesco, potevano essere affrontati come la matematica e la geometria, quindi per postulati e teoremi, in modo lineare come voleva il razionalismo giuridico.
Il sogno di una cristianità globale era di fatto tramontato, il diritto era ormai ritenuto un prodotto storico fin dall’Umanesimo e dai Culti e gli stati sentivano la necessità di un diritto nazionale codificato piuttosto che di un diritto civile comune.
Cultura illuministica e tradizione romanistica
La cultura illuministica del Settecento fu una corrente di pensiero che portò all’eccesso le argomentazioni dei giusnaturalisti seicenteschi e mise in discussione la tradizione romanistica.
L’attacco nasceva dall’esigenza di un diritto razionale, con poche regole chiare e facili da interpretare, sottraendole all’arbitrio di pochi giudici e dottori. Il diritto venne diviso dalla storia e il risultato fu l’emergere in diversi paesi di un ordinamento positivo e di una codificazione legislativa (vedi Codice Generale Prussiano 1794 e Codice Napoleone 1804).
In quest’epoca in molti paesi il diritto romano venne ridimensionato e perse il contatto con la pratica, meno in Germania dove l’assenza di una codificazione civile portò all’uso moderno delle Pandette con la Scuola Storica (fine XVIII – primi XIX) che si poneva il compito di valorizzare la recezione della tradizione romanistica.
Dalla Scuola Storica alla Pandettistica, fino alla romanistica moderna
La Scuola Storica è una corrente con esponente principale Friederich von Savigny il cui obiettivo era quello di promuovere la recezione del diritto romano in contrapposizione con una codificazione. Si riteneva infatti che il diritto romano, creato da un ceto di giuristi, fosse il diritto naturale ormai legato alla tradizione germanica e che non ci fosse nessun motivo per abbandonarlo dato che rappresentava perfettamente lo spirito del popolo tedesco.
La Scuola Storica reputava che lo studio delle Pandette dovesse rivolgersi non tanto alle antichità giuridiche quanto alla storia dei dogmi del diritto vigente. Questo era possibile grazie al lavoro razionale dei giuristi classici che, attraverso il metodo scientifico, avevano creato un sistema di diritto privato in grado di cavalcare i secoli.
La Pandettistica (seconda metà del XIX secolo) continuò il lavoro di attualizzazione iniziato dalla Scuola Storica con l’obiettivo di uno studio sistematico del “diritto privato comune tedesco di origine romana” che sfociò in manuali di concetti e dogmi che influenzarono profondamente lo studio del diritto privato.
La Pandettistica tramontò dopo il 1900 e lasciò il posto alla romanistica moderna, una corrente che abbandonò l’idea di attualizzare il diritto romano studiandolo invece come un’esperienza giuridica passata con influenze sulla modernità.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli.
Il libro è disponibile anche usato a metà prezzo. Per maggiori informazioni clicca qui

