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La giurisprudenza tardo-classica

La giurisprudenza tardo-classica

Durante la crisi del III secolo si sviluppò l’ultima fase della giurisprudenza tardo-classica che terminò proprio durante la dinastia dei Severi. La caratteristica principale è certamente una mancanza di originalità rispetto al periodo precedente, ma anche il tentativo di adattare i canoni del periodo classico ad una realtà sociale ed economica in drastico mutamento.

Questa fase è detta anche burocratica e gli attori principali furono magistrati di rango equestre che ricoprivano cariche al vertice del sistema e collaboravano con l’imperatore.


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Durante la dinastia dei Severi i giuristi erano quindi dei burocrati e si dedicavano anche all’insegnamento in scuole vere e proprie (non come sette dei sabiniani e dei proculiani), istituti pubblici di formazione simili alle facoltà giuridiche.

In questo periodo la professione del giurista perde il carattere aristocratico.

A cavallo fra il II e il III secolo diventarono più radicati anche i valori umanitari dello stoicismo (che contribuì a burocratizzare il sistema per via dell’amore per la disciplina e la ragione) e l’idea di assolutismo cosmopolitico. Di fatto i giuristi di corte iniziarono a voler comprendere non solo il diritto positivo ma anche il diritto naturale, riducendo la distinzione fra giurisprudenza e morale.

 

Giuristi della giurisprudenza tardo-classica

Alcuni dei più famosi giuristi di quest’epoca furono:


 

 

La giurisprudenza classica di quest’epoca fu ritenuta nei secoli successivi il modello a cui ispirarsi. Aveva infatti avvicinato il diritto dell’Impero alle regole divine, inoltre la produzione dei giuristi burocrati esercitò un’influenza significativa sul Corpus Iuris di Giustiniano, il caposaldo della cultura giuridica dell’Occidente.

 

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui