Generi della letteratura giurisprudenziale repubblicana
I giuristi in epoca repubblicana non gradivano commentare le leggi in vigore vista la diffidenza con cui valutavano la lex publica e i plebisciti.
Il loro successo veniva quindi dalla pubblicazione di opere volte a consolidare le proprie innovazioni, a dialogare con colleghi e ad insegnare ai discepoli.
Tra i generi più diffusi della giurisprudenza laica repubblicana troviamo:
-
responsa e questiones (casi ipotetici analizzati per ragioni di studio) che venivano pubblicate a cura degli auditores o dei familiari di un famoso giurista scomparso. In queste opere erano sintetizzate le richieste del cliente, una descrizione dei fatti e il responso depurato dai nomi e dai luoghi per rendere il tutto il più razionale e astratto possibile il caso.
-
Commenti alle XII Tavole
-
Manuali di diritto civile basati sui commentari di Quinto Mucio e legati ad uno schema fisso degli argomenti
-
Raccolte di formulari negoziali o giudiziali
Le opere dei giuristi antichi prevedevano una trattazione dei casi senza pareri e motivazioni, riportando le questioni senza un’ordine particolare.
La massima sistematicità si è avuta con la scuola di Servio e il genere letterario definito digesta (che significa comporre in ordine). Per digesta si intende un’antologia di brani riuniti per argomenti il cui ordine assomiglia a quello dell’editto.
Sia i digesta che i commentari agli editti e le opere di commento spiegavano meglio le motivazioni dei responsi e dei pareri, argomentando in modo logico la regola, mentre i libri regularum (raccolte di regole), le raccolte di responsa o di definitiones si occupavano dei casi antichi o delle nuove soluzioni proponendole come regole generalizzabili.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui