La tutela dei diritti umani e il pacifismo giuridico
La nascita del diritto internazionale
La pace di Westfalia del 1648 portò definitivamente al tramonto dell’idea asburgica di un’unità politica e religiosa in Europa. Il territorio uscì dalla Guerra dei trent’anni diviso in tante piccole unità indipendenti e l’equilibrio poteva essere garantito solo da norme giuridiche derivate da consuetudini e trattati.
Fin dalla metà del 1500 si era sviluppato una sorta di diritto internazionale ispirato allo ius gentium, un diritto indipendente da concetti quali morale e teologia volto a regolare la comunità internazionale delimitando la sovranità dei reciproci governi.
Gli Stati iniziarono quindi ad accettare la propria esistenza e a regolare le proprie relazioni rispettando i patti stipulati. Ogni paese controllava il proprio territorio e la propria popolazione (sovranità interna), il rapporto dello Stato con il cittadino non poteva essere messo in discussione dagli altri stati e i diritti di cui i singoli godevano facevano parte solo dell’ambito nazionale. Inoltre il singolo Stato godeva di indipendenza e sicurezza (sovranità esterna). Il sistema delle relazioni internazionali era quindi basato sul principio della sovranità Stato-nazione e l’obiettivo di ogni stato era quello di accrescere la propria potenza anche attraverso il mezzo della guerra che era ritenuto uno strumento irrinunciabile di sovranità.
Il diritto umanitario e la Croce Rossa
Nel XIX e XX secolo la tecnologia bellica divenne sempre più all’avanguardia e fu necessario regolamentare gli eserciti e offrire condizioni migliori ai feriti e ai prigionieri. Il processo fu portato avanti soprattutto da un’organizzazione di tipo privato: la Croce Rossa Internazionale che nacque nel 1859 per volontà di Henri Dunant.
Rimasto colpito dalla condizione di abbandono dei feriti nella battaglia di Solferino e dalla solidarietà della popolazione (per approfondimenti vedasi il libro Un ricordo di Solferino) lo svizzero Dunant propose che ogni paese sottoscrivesse un trattato di protezione dei feriti e del personale sanitario non ritenuto belligerante.
La proposta fu accolta in modo positivo e con la Convenzione di Ginevra per il miglioramento delle sorti dei feriti in guerra del 1863 nacque il diritto umanitario, una branca del diritto internazionale volta a disciplinare il comportamento degli eserciti in guerra e a limitare le sofferenze di militari e civili, la cui esecuzione dipende però dalla buona volontà dei governi. Il personale sanitario veniva in questo modo ritenuto non belligerante, i feriti di ogni schieramento sarebbero stati curati e il simbolo della croce rossa avrebbe protetto ospedali, mezzi e campi di soccorso.
La Croce Rossa Internazionale è oggi di fatto una potenza neutrale e indipendente, un mediatore fra gli Stati in guerra con in più una rete capillare di volontari sul territorio.
E’ bene inoltre distinguere il diritto umanitario (diritto di Ginevra) dal diritto bellico che si occupa di regolamentare i mezzi e i metodi delle operazioni militari (diritto dell’Aja). La Convenzione di Ginevra (1949) a cui aderiscono quasi tutti gli Stati del mondo include oggi quattro trattati (protezione feriti delle truppe di terra, marina militare, prigionieri di guerra, protezione dei civili) e alcuni protocolli aggiuntivi sulle vittime dei confitti internazionali e interni.
La nascita dell’ONU e del diritto internazionale dei diritti umani avrebbe dovuto portare in secondo piano il diritto umanitario, ma tutt’oggi i due sistemi quasi coincidono in quanto guerre e conflitti sono purtroppo ancora una condizione attuale. Inoltre l’esigenza di tutelare i civili spinge spesso Nazioni Unite e coalizioni di stati ad interventi militari che continuano a dividere l’opinione pubblica fra chi ne vede delle spinte espansionistiche e chi invece li ritiene necessari per proteggere le popolazioni coinvolte.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Introduzione storica ai diritti umani di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui