Diritti civili e politici nello Stato liberale

Verso i primi decenni dell’800 il dibattito era acceso tra chi sosteneva che ci si dovesse ispirare alle istituzioni antiche per esercitare la sovranità popolare e chi invece, come Benjamin Constant, riteneva che la sovranità andasse esercitata votando.

Il ritorno a quella che può essere definita libertà degli antichi imponeva infatti delle conseguenze come il ritorno alla schiavitù, che permetteva ai cittadini liberi di dedicarsi alla vita politica, e l’eliminazione dell’autonomia del singolo.

Lo Stato liberale doveva basarsi non su un governo assembleare, ma su un governo votato dai cittadini che, pur avendo tutti uguali diritti civili, partecipavano con risorse diverse alla cosa pubblica.

Per questo motivo si configuravano come cittadini attivi quelli che, come affermava anche Kant, erano indipendenti dal punto di vista materiale, erano autonomi e liberi grazie alla proprietà. I cittadini attivi potevano godere sia di diritti politici che di diritti civili, in quanto indipendenti, non condizionati e non pressati dal bisogno.

I cittadini passivi invece non erano autosufficienti e non avevano diritti politici, ma solo civili: erano le donne, i dipendenti, i poveri e i salariati.

Questo comportava che lo Stato liberale agisse nell’interesse di tutti, ma fosse determinato non da tutti ma da una certa élite.

Lo Stato liberale inoltre doveva garantire e rispettare l’autonomia del singolo sotto il profilo economico, familiare, religioso e culturale, non ostacolando la libertà personale, d’impresa e di pensiero. Il liberalismo ha da sempre posto l’accento su questa possibile conflittualità fra cittadino e istituzioni, ma autonomi dalle istituzioni i cittadini potevano vivere liberi e sicuri, realizzando i propri interessi in una società dove l’intervento dello Stato era l’eccezione, mentre il libero mercato e la libertà erano la regola.

 


 

Le concezioni liberali dell’epoca intendevano la libertà moderna in due modi: come autonomia del cittadino libero da interferenze delle istituzioni oppure come partecipazione alla democrazia. Gli ordinamenti liberaldemocratici contemporanei, estendendo il diritto di voto a tutti, hanno unito le due concezioni, mettendo i cittadini sullo stesso piano.

 

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