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La crisi del terzo secolo

Il Basso Impero e la crisi del terzo secolo

Il Basso Impero, e di conseguenza anche la giurisprudenza post-classica, è considerato il periodo della caduta di Roma, della decadenza e dell’angoscia.

Secondo lo storico inglese Gibbons le cause di questa crisi vanno cercate innanzitutto nella diffusione del Cristianesimo, nell’attesa della fine del mondo da parte dei Cristinai (che ritenevano l’impero una creazione diabolica che ritardava la dissoluzione del secolo) e nel trionfo delle barbarie.

Altri studiosi invece, sulla scia darwiniana, imputavano la crisi al declino delle classi dirigenti antiche e alla mescolanza con altre razze, mentre secondo la storiografia russa le cause erano legate alla rivoluzione contadina e militare contro le borghesie e il senato o ad

una rivoluzione degli schiavi che portò ad un nuovo modello economico con lo sviluppo della servitù della gleba.

Certamente alla crisi del III secolo contribuirono le invasioni dei popoli germanici, ma non è possibile parlare di una sola causa che portò alla dissoluzione dell’impero di Occidente poiché, a partire da Caracalla, le emergenze che coinvolsero l’impero romano furono numerose e su più fronti: politico e militare, demografico, finanziario, economico, culturale e non ultimo religioso.

 

Le conseguenze della crisi possono invece essere così riassunte:

 

  • Fu un periodo di grandi incertezze politiche e militari, l’impero non riuscì ad avere una guida autorevole e duratura con conseguente anarchia militare. Questo portò a una grande instabilità e alla possibilità per i barbari e i nomadi di imporsi.

  • Si sviluppò la tendenza ad abbandonare il politeismo in favore di religioni di salvezza come le religioni solari (es. Sole-Baal), l’ebraismo e il cristianesimo.
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    Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui