Il colonialismo e i diritti dei popoli

In Europa prima della I Guerra Mondiale vigeva il diritto internazionale che regolava i rapporti tra gli Stati e aveva il compito di rendere più civili e meno crudeli le conseguenze in caso di occupazione nemica.

Fuori dall’Europa invece gli Stati erano soggetti a occupazione legittima, con conseguente conquista del territorio, appropriazione delle risorse, distruzione di ogni organizzazione politica, schiavitù e lavoro forzato. Questo fenomeno chiamato Colonialismo si fondava ideologicamente su una missione politica o religiosa nei confronti di quei popoli non europei considerati al tempo inferiori e diversi.

Tipi di colonialismo

Il Colonialismo rappresentava quindi l’espansione e la conquista di nuovi territori chiamati colonie. In questa azione, portata avanti prevalentemente da stati quali Portogallo, Spagna, Gran Bretagna, Olanda e Francia, la colonizzazione vide anche l’organizzazione di un sistema di dominio, una manifestazione di imperialismo (termine nato nella Francia del 1800 per indicare il modello espansionistico attuato da Napoleone) che prevedeva lo sfruttamento e la sottomissione dei popoli e dei territori.

La nuova colonia poteva quindi essere governata attraverso propri funzionari (modello francese), con un forte controllo militare e l’estensione alle colonie delle norme e dei sistemi tipicamente francesi. Questo modello ambiva in un futuro all’assimilazione dei popoli assoggettati.

In alternativa la colonia poteva essere gestita lasciando in vita le istituzioni locali e facendole controllare da élites indigene che collaboravano (modello inglese). Questo modello privilegiava una separazione anche nel tempo fra chi dominava e chi veniva dominato.

 
La fine del Colonialismo

Con la nascita della Società delle Nazioni, che riconosceva alle minoranze i diritti civili e politici, il diritto all’uso della propria lingua e la libertà religiosa, con il programma in 14 punti del presidente americano Wilson e la propaganda all’autodeterminazione dei popoli caldeggiata da Lenin si arrivò piano piano ad un processo di decolonizzazione.

Nel 1960 fu l’ONU a chiudere definitivamente l’età del colonialismo con la Dichiarazione sulla concessione d’indipendenza ai paesi e popoli coloniali. Molti paesi dell’Africa e dell’Asia ottennero l’indipendenza e nel 1976 due Patti internazionali riaffermarono ancora una volta il diritto dei popoli all’autodeterminazione scegliendo liberamente il proprio statuto politico e perseguendo sempre liberamente obiettivi economici, sociali e culturali.

In questa sede è importante anche ricordare che i diritti dei popoli e delle minoranze etniche e religiose non sono propriamente diritti umani, anzi in alcuni casi potrebbero entrare addirittura in conflitto, in quanto non rappresentano diritti collettivi, ma diritti che interessano soltanto alcune collettività.

 

 

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