Il diritto nel Basso Impero: il Codice Teodosiano e le leggi Romano barbariche

Il Codice Teodosiano

Il Codice Teodosiano è considerato la prima codificazione ufficiale di costituzioni imperiali e la più importante fonte di conoscenza del diritto pubblico del Basso Impero. Fu emanato a Costantinopoli nel 438 per volere di Teodosio II e recepito poi anche da Valentiniano III in Occidente (ultimo momento di unità legislativa dell’impero).

Il progetto iniziale prevedeva due codici per i quali furono chiamati sette funzionari e un docente di diritto. Il primo codice, per libri e titoli come i Codici Gregoriano e Ermogeniano, avrebbe avuto un carattere scientifico e avrebbe riportato tutte le leges generales da Costantino in poi. Il secondo, dedicato ai pratici, invece doveva riportare solo le costituzioni vigenti, con commenti tratti da opere giurisprudenziali. Questo lavoro richiedeva grande sforzo e preparazione, nonché edizioni affidabili dei giuristi classici, quindi venne abbandonato in favore di un progetto più attuabile, redatto da 15 funzionari e un professore. Questo manuale avrebbe incluso costituzioni generali da Costantino in avanti ordinate cronologicamente, con la possibilità per i compilatori di semplificare i testi e correggerli evitando contraddizioni o ripetizioni inutili.

 

Il Codice Teodosiano, pervenutoci in manoscritti incompleti, è quindi composto di 16 libri, suddivisi in titoli, mentre ogni lex è introdotta dal nome del legislatore e dal destinatario e si conclude con la data e il luogo di emanazione.

La successione degli argomenti non è particolarmente rigorosa e segue questa divisione in libri:

  • I = fonti del diritto e poteri dei funzionari imperiali

  • II – VIII = diritto privato, consuetudine, beni demaniali, privilegi e dignità, diritto militare e organizzazione burocratica

  • IX = diritto penale

  • X e XI = diritto tributario e processo

  • XII – XV = diritto municipale

  • XVI = problemi ecclesiastici

Il materiale contenuto nel Codice Teodosiano fu poi utilizzato anche per la compilazione del Codice di Giustiniano e nelle leggi romano-barbariche, nello specifico nella Lex Romana Wisigothorum che riutilizzò il testo influenzando in questo modo tutta l’Europa occidentale medievale.

 

Le leggi romano-barbariche

Le leggi romano-barbariche si riferiscono alle compilazioni diffuse dai monarchi barbari stanziati nei territori dell’impero ai sudditi romani.

Con l’invasione delle terre dell’Impero romano d’Occidente da parte delle popolazioni germaniche si creò infatti il problema di definire i rapporti giuridici fra Romani e nuovi arrivati.

Nonostante la civiltà dei barbari per molti aspetti si avvicinasse ai modelli romani, da un punto di vista giuridico rimase molto distante.

 

Queste codificazioni erano basate sulla personalità del diritto (il diritto da applicare in una controversia non è determinato in base al territorio ma al popolo al quale si appartiene) erano scritte da giuristi romani e rivolte ai soli sudditi romani.

Con Teodorico (che si considerava un rappresentante dell’Impero d’Oriente) l’Edictum Theoderici del 500 ebbe invece un carattere territoriale ed evitò la politica di segregazione rivolgendosi a tutta la popolazione. Questa codificazione primitiva era composta di 154 articoli tratti da codici precedenti.

Per ordine di Alarico II nel 506 fu invece redatta la Lex Romana Wisigothorum, la più importante fra le codificazioni romano-barbariche approvata anche da un’assemblea di nobili civili ed ecclesiastici. Si tratta di un’opera complessa che raccoglieva leges (costituzioni tratte dal codice Gregoriano, dall’Ermogeniano e dal Codice Teodosiano) e un’antologia di materiali giurisprudenziali, come alcuni frammenti delle Istituzioni di Gaio e delle Pauli Sententiae.

Quest’opera fu sostituita già nel VII secolo ma ebbe una grande influenza poiché fu recepita dai Franchi che la utilizzarono fino al XIII secolo, fu di ispirazione alla Lex Romana Burgundionum che la sintetizzò in modo libero e, ben più importante, al Corpus Iuris Civilis.

Questi primi esperimenti di codificazione di materiali giurisprudenziali e leges crearono infatti le giuste condizioni per elaborare una sintesi della cultura giuridica romana, lasciando il passo sotto Giustiniano ad un’opera imponente e avanzata in grado di testimoniare la grandezza di Roma nei secoli.

 

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui