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Calendario venatorio, non tutti d’accordo

Come ogni anno si è aperta la stagione venatoria e non sono mancate le polemiche.

In molte regioni come Sicilia, Puglia e Lazio, colpite dalla siccità e dagli incendi, animalisti e ambientalisti hanno chiesto di rinviare l’apertura e a maggior ragione le pre-aperture. Questo secondo le associazioni avrebbe permesso alla vegetazione di ossigenarsi grazie a giornate meno afose e agli animali, già in grave difficoltà a causa della riduzione delle risorse alimentari, di ricevere un po’ di tregua.

Dello stesso avviso anche il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del Governo Monti che chiedeva alla caccia una pausa di riflessione, soprattutto in quei territori dove la vegetazione e le popolazioni selvatiche avevano particolarmente sofferto.

In Veneto forti appelli contro il calendario venatorio sono arrivati anche da associazioni fra le quali Lega Antivivisezione Lav, Lipu, Legambiente e WWF che, tramite ricorso al TAR, hanno contestato la caccia ad alcune specie di uccelli come la marzaiola, la quaglia e l’allodola e ad altre in periodo pre-nuziale o con prole ancora dipendente.

In un primo momento il TAR del Veneto ha accolto il ricorso e sospeso parte del calendario venatorio regionale impedendo ai cacciatori di sparare a numerose specie di uccelli a rischio. Per i contrari alla caccia questa si è configurata come una prima vittoria che potrebbe lasciare spazio in futuro a nuove prese di posizione. I sostenitori chiedono invece che venga fatta chiarezza sulle regole relative al calendario venatorio e sui piani di gestione delle specie cacciabili. Un problema che coinvolge anche l’Unione Europea e tutti gli stati in cui le popolazioni selvatiche migrano.

E’ importante ricordare che negli ultimi anni molti sono stati i provvedimenti presi contro la caccia. Quello che sempre si nota è il forte contrasto tra i sostenitori, che affermano che la caccia sia utile all’ambiente e lo preservi nell’interesse di tutti, e i detrattori che la ritengono puro divertimento e prevaricazione dell’uomo sugli animali.

Chi è contrario alla caccia non sempre manifesta il proprio dissenso ma ritiene che questa pratica non possa certo essere intesa come uno sport. Anche la Corte di Giustizia Europea recentemente si è pronunciata sulla pratica negativa di alcune regioni, il Veneto in testa, che concedevano la caccia ad uccelli migratori ritenuti protetti.

Sicuramente molti sono i profili etici e di pensiero che ruotano intorno a questa continua lotta fra chi è favorevole e chi è fortemente in disaccordo, e probabilmente la questione non potrà mai avere fine, basti pensare al contrasto sociale tra le motivazioni di chi ha abbandonato da tempo il consumo di carne e chi invece la ritiene fondamentale per la propria dieta.

La caccia in Veneto non è un’attività diffusa solamente nel nord della regione, ma trova larghi consensi anche nelle provincie di Padova e Venezia. Fra i cacciatori il malumore è alto al punto che molti parlano di class action nei confronti della Regione e molti altri vorranno far valere i propri diritti e far luce sulla questione, anche rivolgendosi ad un professionista iscritto all’Ordine degli Avvocati