Il Basso Impero e il Dominato

Nel periodo storico definito Basso Impero il potere imperiale prese ancora più piede e, a livello ideologico, si comprese come non fosse più legato ai modelli repubblicani. L’imperatore non era infatti più considerato il primo cittadino ma il “dominus noster”, una figura dispotica e fuori dall’ordinamento che conservava il potere politico nella sua persona e in quello della sua famiglia. Un esempio su tutti è l’imperatore Aureliano che, in controtendenza con la maggior parte dei suoi predecessori, si definì eletto dagli Dei nonché dominus et deus.

Nonostante ciò, il principio dinastico non divenne una prassi e fino a Costantino la legittimazione rimase un tema dibattuto. L’imperatore poteva diventare tale perché segnalato dal suo precedente, in quanto discendente, migliore degli altri uomini o scelto da una divinità, ma l’aspetto principale per l’elezione era la lealtà e l’acclamazione dei soldati, e solo in un secondo tempo il consenso (o la mancata opposizione) del Senato.

 

Imperatori senatorii e imperatori militari

Durante i Severi, e soprattutto con Settimio Severo, le funzioni del Senato furono ulteriormente limitate e con Massimino il Trace subentrò addirittura un clima di terrore. Nel III secolo l’aristocrazia del Senato tentò di ritrovare il controllo del potere, ma gli imperatori senatori eletti in questo periodo vennero tutti uccisi e fallì anche l’ultimo esperimento di doppia monarchia e governo senatorio in Italia.

L’ultimo imperatore in accordo con i senatori fu Valeriano, mentre suo figlio Gallieno decise di escludere i senatori dal comando dell’esercito rendendo definitiva la supremazia delle milizie. Da Costantino in poi i senatori mantennero il loro prestigio personale, ma il Senato come istituzione perse il controllo sulla cosa pubblica.

 

La monarchia teocratica nel Basso Impero e la definizione di Dominato

In questa fase storica inoltre, con la diffusione del Cristianesimo come religione di stato, era la Chiesa ad assicurare agli imperatori una nuova fonte di legittimazione.

Secondo l’apostolo Paolo “ogni potestà viene da Dio” quindi era necessario obbedire per coscienza al potere costituito. Questo portò l’impero a diventare una teocrazia (forma di governo dove il potere è conferito dall’alto e per volere divino) la cui attività era giustificata da scopi extra-terreni ed era resa possibile dalla coalizione fra milizie ed ecclesiastici.

Sembra quindi farsi strada una distinzione fra Principato, dove il potere era ancora legato ad istituzioni di tipo semi repubblicano, e una nuova forma di governo, il Dominato caratterizzato dall’assolutismo monarchico. In realtà questa distinzione è difficile da rendere e appare più realistico pensare che principato e dominato fossero due soluzioni politiche che convivevano nello stesso imperatore.

Già Ulpiano descrisse il principe come sollevato dall’obbedienza della legge, anzi ciò che decideva aveva valore di legge essendo titolare del potere supremo.

Gli studiosi del resto trovano complicato anche separare il Principato dal Dominato, alcuni propongono la data del 284 in cui avviene un’ulteriore estensione dei poteri dell’imperatore e una legittimazione della monarchia assoluta, altri preferiscono la data del 313 con la distinzione fra Impero pagano e Impero romano-cristiano o il 395 con la divisione dell’impero in pars Orientis e pars Occidentis.

 

 
L’editto di Caracalla e la monarchia territoriale

Altri studiosi invece ritengono che la data da prendere come riferimento sia il 212 e la Constitutio Antoniniana con la quale Antonino Caracalla concesse, attraverso il famoso editto, la cittadinanza ai peregrini abitanti nell’impero (escludendo alcuni liberti e i barbari) lasciando però invariata l’organizzazione interna delle comunità e la pressione fiscale. In questo modo Caracalla compì l’opera di integrazione dei popoli inaugurata da Augusto e combattuta dal Senato durante l’impero di Claudio.

Apparentemente si trattava di una dimostrazione di benevolenza e di un modo per conciliare l’imperatore con l’opinione popolare, in realtà si trattava di una strategia per far pagare anche ai sudditi l’imposta sulla manumissione e sulle successioni con aliquote raddoppiate di recente, non certo quindi un’equiparazione delle condizioni.

Con l’Editto di Caracalla Roma fu trasformata in uno stato territoriale, vennero meno i privilegi dei cittadini romani e uno dei principi cardine su cui era fondato l’impero: l’egemonia romano-italica.

Dopo il 212:

  • tutti gli abitanti erano cittadini romani

  • gli abitanti dell’Urbe diventarono sudditi senza privilegi a maggior ragione quando l’interesse dell’impero si spostò nei territori d’Oriente, più ricchi e colti

  • Italia e Roma vennero trasformate in praefectura Italiae

  • cessò la distinzione fra dominium ex iure Quiritium (esenti da tributo fondiario) e proprietà provinciale

  • il diritto romano fu esteso a tutti

  • scomparvero le autonomie delle città federate e il pluralismo diventò un semplice decentramento amministrativo

L’imperatore nella fase del Dominato manifestò le sue tendenze universalistiche ponendosi come signore del mondo e non di Roma o dell’Italia.

Il suo impero fu l’espressione di una monarchia territoriale senza identità ma volta costantemente a resistere agli attacchi esterni.

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui