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Basso Impero: Diocleziano e la Tetrarchia

Basso Impero: Diocleziano e la Tetrarchia

Con la salita al potere di Diocleziano nel 284 i tentativi politici furono tutti volti a cercare di salvare l’impero attraverso una drastica riforma delle istituzioni che prevedeva un decentramento del potere amministrativo e militare per contrastare le spinte divisorie e una risoluzione della questione successoria.

 

La prima soluzione fu quella di una tetrarchia (1).

Innanzitutto Diocleziano diede al generale Massimiano il titolo di Augusto con il compito di governare l’Occidente. Trovò poi due Cesari che sarebbero succeduti a lui e a Massimiano (Costanzo e Galerio). In questo modo il Senato non poteva più avere voce in capitolo nella procedura di successione.

Ovviamente i due Augusti avevano pari poteri solo nominali, poiché in realtà Diocleziano era l’autorità suprema.

In secondo luogo, poiché il territorio era frammentato, si decise di dividerlo (2) in 4 blocchi: Massimiano avrebbe controllato Italia, Africa e Spagna, Costanzo Gallia, Britannia, Diocleziano governava l’Oriente e Galerio le regioni Danubiane.

Roma rimase solo un simbolo delle radici storiche e culturali dell’Impero (3), non ricopriva più la funzione di caput mundi sostituita da altre capitali come ad esempio Nicomedia, dove qualche anno dopo Costantino creò la nuova Roma.

 

Da un punto di vista della struttura queste furono le riforme in breve:

 

Il sistema tetrarchico introdotto da Diocleziano si dimostrò artificioso e alla prima successione risultò inadeguato e si scontrò con il principio di successione ereditaria lasciando il campo ad una fase di anarchia basata sul potere delle armi. Il trionfatore fu Costantino, figlio di Costanzo, che fra il 312 e il 324 grazie anche al fatto di sostenere il Cristianesimo, divenne imperatore.

 

Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Elementi di storia del diritto romano di Giliberti Giuseppe, Ed. Giappichelli. Il libro è disponibile anche usato a prezzo ridotto qui